Amo l'America? 
Seduto al di qua dell'oceano, di fronte ad un pc con un cuore a stelle e strisce, rifletto su un concetto che ha sempre turbinato nella mia mente: da sempre, molto prima che i tragici, terribili eventi del 2001 ci costringessero (perchè così è stato, volenti o nolenti) a prendere una posizione, a stare con l'America o contro l'America. Come se non si potesse abiurare il terrorismo e al contempo sforzarsi di capire fino in fondo il perchè di quanto avvenuto.

Mi sono sempre chiesto, dicevo: "Amo l'America?". Ma come potevo (e posso) rispondere? Conosco, tutt'oggi, solo la visione dell'America che mi trasmettono i media, la sua immagine distorta. Del resto, per conoscere un luogo e le persone non sono sufficienti qualche settimana e un tour sfiancante da costa a costa. Amo l'America, più per il fatto che ha "offerto il sangue dei suoi giovani per renderci liberi"per quello che ho potuto leggere di essa, per le immagini che mi ha regalato, per la musica che mi ha cresciuto.

Amo Bruce Springsteen, i Thin White Rope, James Ellroy, Robert Altman e Martin Scorsese. Amo i supereroi ma non il superomismo, l'America ma non l'Amerika. Amo l'immaginario collettivo, l'American Dream. Non sopporto le reali derive di prepotenza, l'American Scream. 

Molti osservatori, anche americani, avevano riflettuto sul fatto che il sangue versato in quell'orribile settembre potesse servire almeno a far suonare un campanello d'allarme, che il dolore e le lacrime facessero riflettere su un modello di sviluppo (che è il nostro) che sarà anche il migliore sulla carta ma che non mi toglie dalla testa un'altra domanda: "Ma se siamo tutti sempre più ricchi e baciati dal benessere, perchè siamo così infelici?"-

Tra i molti dibattiti che si sono aperti da allora, uno interessantissimo che mette in luce tutte le contraddizioni americane è quello sui controlli dei passeggeri negli aeroporti. Si potrebbe pensare che siano molto rigorosi e che i cittadini mediorientali "godano" di un'attenzione particolare. Ebbene, ciò non avviene (almeno prestando fede a quanto dichiarano i massimi esponenti delle varie agenzie di sicurezza), non può avvenire: sarebbe una discriminazione su base etnica. Le vecchiette che svernano in California per godere del tepore della costa subiscono gli stessi controlli di un qualunque Mohamed di Damasco. Trovo tutto ciò incredibilmente bello. Contraddittorio, ma bello: qualcosa di molto vicino al Sogno.

Cos'è allora l'America per me? Un ideale, un sogno infranto, un luogo, soprattutto mentale, dove tutto, proprio tutto, può accadere? Un pugile suonato che continua ad agitare freneticamente i pugni?

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