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Dite
un po' quel che volete, a me la serie BLACKSAD fa letteralmente
impazzire.
Per
quegli abitanti del pianeta Terra che non si fossero accorti dei due
preziosi cartonati usciti per i tipi della Lizard, dico solo che le
storie di Juan Diaz Canales e Juanjo Guarnido, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore della serie, sono scritte come classici del
noir trasfigurati da una magica ambientazione fatta di animali
antropomorfi che bucano la carta proprio come solo i migliori attori
riescono, con le proprie espressioni, a bucare lo schermo e a
raggiungere il nosto cuore sempre più insensibile.
L'investigatore
privato di turno è un gatto, quel Blacksad del titolo che anche solo per il
nome sento molto molto vicino; e attorno a lui ruota una pletora di
animali che, straordinariamente, riescono a caratterizzare le
proprie più profonde... vocazioni, in fondo specchio dei caratteri
umani: la volpe furbetta (by definition), i pavidi topi che
corrono terrorizzati alla vista dei gatti, la tigre che domina il
branco dall'alto del suo status sociale, il coraggioso leone
generale pluridecorato, la gazza attirata dalle cose che luccicano e
perciò ossessionata dal visitare Las Vegas, "con tutte
quelle luci"...

Guarnido,
che dei due è l'esteta, mette tutto il suo know-how disneyano nella
cura di tavole che, vi giuro, continuo a rimirare perchè non voglio
perdermi nessuna espressione sui volt... ehm...
musi dei protagonisti e dei tantissimi comprimari. Lo ammetto: la bellezza dei
disegni, lo sfoggio in grande stile di inquadrature
cinematografiche, l'inusitata cura per i particolari,
in entrambe le occasioni ("Da Qualche Parte Fra Le
Ombre" dell'anno scorso e ARCTIC NATION, appena uscito in
fumetteria) sono riusciti a prendere il sopravvento sulle storie,
assolutamente non insipide ma carenti a livello di caratterizzazione
dei personaggi e introspezione psicologica, tanto che in alcune
scene si ha qualche difficoltà a comprendere le loro reali
motivazioni. In altre occasioni, addirittura, le spiegazioni sono
talmente affrettate da suscitare ulteriori domande al lettore piuttosto
che fugare ogni dubbio sulle scelte effettuate dai protagonisti.

Ma
almeno, a livello narrativo, posso dire di aver notato nell'ultimo
lavoro una ricerca compiuta dallo scrittore verso una maggiore
complessità (c'è persino una gustosissima citazione del Cavaliere
Oscuro), inserendo la classica situazione hard-boiled
all'interno di un contesto più articolato, dove predominano i toni
cupi dell'odio razziale tra bianchi e neri, magnificamente traslato
in ambito antopomorfo attraverso l'odio che gli animali
dell'ambiente artico (rigorosamente bianchi) provano nei confronti
di tutte le altre specie.
"Un giorno non molto lontano, il
mondo sarà di nuovo dominato dalla razza bianca. Quella che Dio ha
messo sulla terra per governare sulle altre! E quel giorno un gran
manto di neve bianca coprirà tutto quanto! E la terra sarà
perfetta e pura com'era al principio dei tempi!": sono
frasi di una volpe polare che arringa la folla in un comizio, parole
stemperate da un volpino bricconcello che sussurra alle orecchie
dell'investigatore Blacksad: "un discorso freddino,
vero?".
Insomma,
malgrado questi piccoli limiti narrativi (comunque difficili da
superare nel ristretto numero di pagine degli albi "alla
francese"), vi consiglio questa lettura senza remore: vi assicuro che è difficile rimanere
indifferenti di fronte ad un tale spettacolo per gli occhi.
Quanto
a me, mi scuso per avervi dato, nell'ultima nota del 7 aprile, un
appuntamento che poi non sono riuscito a rispettare: nelle ultime due
settimane ho avuto grossi problemi con la scheda video del mio pc e
nel contempo sono stato assorbito dalla creazione di un sito internet
per degli amici... Ovvero tempo zero per letture e svago qual che sia.
A risentirci, ma senza pronostici, questa volta...
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