|
Torno
a scrivere delle righe dopo l'ennesimo ripensamento nella struttura
della stanza, in un disperato tentativo di riorganizzare la mia
mente (e il mio corpo) dopo anni di totale chiusura verso l'esterno,
di un'invisibilità cercata ma sofferta. Poi,
ricevi mail come queste, che ti svegliano dal torpore, che ti fanno
bene: Ciao
Max,
non mi conosci ed è la prima volta che scrivo.
Ricordo bene lo sconforto nel leggere le righe che comunicavano la
chiusura della stanza alcuni mesi fa e l'idea sempre più convinta
che si radicava in me che le cose di valore e buon gusto oggigiorno
non vengano più apprezzate ma considerate addirittura invadenti e
fastidiose. Ricordo
ancora meglio e decisamente con più gusto il trasporto che
accompagnava la lettura delle vostre recensioni e la soddisfazione
riscontrata nel ritrovare nelle tavole le stesse emozioni descritte
dalla stanza e al contrario le discussioni con un mio amico
proprietario di una fumetteria allorchè i nostri pareri non
coincidevano con i vostri e il nostro sentirci a disagio descritto
da una frase oramai classica -eppure la stanza dice il contrario...- Oggi
ancora sento la mancanza di un punto di riferimento nel mare delle
pubblicazioni
e da molto non cliccavo più sul sito con la speranza di vedervi
ricomparire come per magia.
Con sollievo debbo dire ho preso coscienza del tuo diario
egocentrico, per spiegarti ho provato la stessa sensazione di quando
si riparla con un vecchio compagno di liceo e si constata che il
tempo non ha consumato la vecchia complicità. Naturalmente
sono subito corso ha comperare verso l'america di Baru trovandolo
ottimo mentre il romanzo di Gaiman e Powers li avevo da tempo tra i
miei scaffali. Forse
nemmeno leggerai questa mail, o magari ne riceverai molte simili ma
mi sembrava giusto salutarti spronandoti a continuare. E come dice
quel mattacchione di Neil degli dei che esisono finchè sono
venerati
anche la stanza continuerà ad esistere perchè in molti la
ricordiamo con nostalgia.
Federico
E
quindi, rieccomi. Non aspettatevi un sito dedicato ai fumetti, non
solo. Se volete, non si tratta neppure di un sito, ma di un diario
elettronico. I blog saranno anche una moda, ma rappresentano forse
l'ultima battaglia per la democrazia in Internet, permettendo alle
persone di esprimersi, nell'universale afflato che ci accomuna:
comunicare. Solo i prossimi mesi diranno se avrò la forza, il
tempo, la costanza per rendere vive queste pagine, e non un foglio
statico fatto di bit persi da qualche parte nella rete. Si,
Max, ora però basta con questo fiume logorroico, andiamo al sodo,
eh? Un vecchio lettore della stanza101 dovrà pur meritarsi, solo
per essersi ripresentato casualmente qui, qualche considerazione su
questo o quel fumetto, no? Già.
E allora partiamo con un pezzo grosso: Alan Moore. Nei mesi scorsi
gli amici di Black Velvet (ciao Omar & Luca, sono tornato alla
luce! prima o poi mi faccio sentire, giuro!) ci hanno regalato lo
splendido SACCO
AMNIOTICO,
riproposizione su carta di una delle performance teatrali del
maestro di Northampton. Ecco, in molte delle pagine (illustrate da
un efficacissimo Eddie Campbell), ho trovato lo stesso spleen
che mi ha attanagliato in questi anni, quella depressione costante e
malinconica che lacera le anime di chi cerca ancora, con fatica, di
pensare. Definire SACCO AMNIOTICO un fumetto sarebbe perciò
riduttivo: perché è biografia, trattato sociologico, enciclopedia
sulla comunicazione e sul media fumettistico. Un albo che indaga sul
senso della vita, partendo da un tono quasi documentaristico sulla
realtà sociale britannica di questi anni (universo) e la morte
della madre di Moore (microcosmo personale) fino a giungere, in una
spirale a ritroso di parole e immagini frantumate (quanto di più
bello, profondo ed emozionante abbia potuto leggere negli ultimi
mesi), al Big Bang che tutto ha generato e alla parallela venuta
alla luce dell'esserino Moore, al suo fuoriuscire dal dolce tepore
del sacco amniotico. L'opera svolta sul disfacimento del linguaggio
mano a mano che si passa dall'età adulta a quella pre-verbale
dimostra ancora una volta la grandezza di un autore che riesce a
passare con disinvoltura da tematiche adulte e complesse a comunque
affascinanti e mai banali divertissment in zona
supereroistica. Di
contorno, non lasciatevi sfuggire
ALAN
MOORE - Biografia, testi, fotografie,
sempre edita dai tipi di Black Velvet, in collaborazione con il
mitico smoky man di Ultrazine.
Ottima biografia scritta da Lance Parkin e arricchita nell'edizione
italiana da alcune succose appendici, come ad esempio la
trascrizione della sceneggiatura completa del primo numero di
Marvelman (interessante soprattutto per i tanti aspiranti
sceneggiatori sparsi in giro per il mondo) e un'ottima intervista
con Moore su musica, magia, performance e Storia. |