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E'
raro leggere in ambito fumettistico pagine che manifestino una
qualche attenzione rivolta a qualcosa di più che il semplice
intrattenere; mentre vaste schiere di appassionati lottano per far
entrare nella cultura "alta" il loro medium preferito,
quando vengono messi alle strette non possono non convenire che le
opere degne di una certa considerazione non sono poi moltissime. O
meglio, magari esistono nei cassetti degli autori, ma sono chiuse da
un circuito editoriale che, per primo, privilegia il mass market alle
proposte culturali. Ora, non si può chiedere ad un editore di
mandare alle ortiche il proprio spirito imprenditoriale, facendo beneficenza
agli autori che scrivono opere colte e complesse e regalandole ad
uno zoccolo ristrettissimo di acquirenti di materiale non
convenzionale.
Certo è che almeno i lettori che a parole affermano di amare il
fumetto non dovrebbero sottrarsi dall'appoggiare quelle realtà
editoriali che, con oculatezza e coraggio, esplorano strade e
linguaggi nuovi, rifuggendo da sciatteria e banalità.
Questo
lungo preambolo per elogiare ancora una volta un'etichetta italiana,
quella Coconino che non smetterò di ringraziare per tutto il ben di
Dio che ha prodotto nel nostro paese in questi ultimi anni. Un
catalogo vario e multiforme, di una qualità media elevatissima, le
cui opere colpiscono il mio cuore e quello, mi risulta, di un numero
sempre crescente di lettori.
Uno
degli autori che preferisco in assoluto nella produzione della casa
editrice bolognese è quell'Adrian Tomine che ho già avuto modo di
incensare in occasione dell'uscita di SONNAMBULO
E ALTRE STORIE.
Il
nuovo
SUMMER
BLONDE,
da poco uscito, mi ha toccato nuovamente in profondità. Trovo in
questo giovane californiano il mio stesso occhio verso il mondo,
verso quella cultura occidentale talmente superiore da generare
persone fragili, che magari hanno e avranno tutto perchè tutto si
compra e si potrà comprare, ma in fondo infelici, con sempre meno
valori, ché quelli non si trovano nelle prestigiose boutique del
centro e non possono essere scaricati sui nostri nuovi
videotelefonini.
Beh,
non voglio intristirvi troppo, ma del resto se ho voluto dare una
svolta così personale a queste rinnovate pagine, devo pur
sottolineare ancora quello che mi cova dentro, quel perenne stato di
insoddisfazione che ormai mi macera e sta diventando cronico. Non
sono del tutto lucido, quindi, quando vi esorto con calore
all'acquisto di questo libro, troppo in profondità la lama è
penetrata, troppo sale è stato cosparso sulla ferita.
Chi
si accosterà alla lettura troverà la consueta sequela di
personaggi intimamente soli, alla perenne ricerca di un contatto
umano che vada al di là delle consuete convenzioni che ci inducono
ad indossare maschere preconfezionate ovunque e comunque. Ed è
nelle sequenze mute, nel silenzio dell'assenza di parole, che il
tuono della solitudine rimbomba: seduti su un divano sgualcito a
guardare fissamente la tv con 99 canali e niente da vedere, nel
chiuso della propria camera stesi su un letto sfatto con il walkman
alle orecchie, ipnotizzati dalla rete alla ricerca di qualcosa che,
malgrado tutti i Google e gli Altavista del mondo, non verrà mai
trovato.
Vi
prego, leggetelo e scrivetemi, vorrei avere le vostre impressioni.
Ecco, una delle cose che vorrei migliorare rispetto alla vecchia
edizione della Stanza è il rapporto con voi che ancora vi
ostinate a perdere tempo leggendo queste righe. Scrivetemi e in questo strampalato diario
elettronico ci sarà tempo per approfondire la nostra
conoscenza.
Beh,
prima di lasciarvi a rimuginare (ecco, lo ripeto, una delle cose che
davvero non vorrei è deprimervi: non me lo perdonerei mai), non
posso esimermi da dirvi quanto mi sta piacendo il nuovo album dei
Massive Attack (l'unico attacco che in questi giorni riesce a
rilassarmi...): avevo il timore che il momentaneo liquefarsi del combo
potesse portare a risultati inferiori rispetto allo standard cui
eravamo stati abituati, invece mi sono dovuto ricredere. Certo,
l'album è molto più... "bianco" del solito, influenzato
dal gusto di Robert 3D Del Naja, lasciato solo dopo le defezioni dei
compagni: fredde e sintetiche (attenzione, non è una critica), le
ritmiche dei nove brani in programma si insinuano lentamente nel
nostro organismo, che pian piano diviene dipendente dal tappeto
sonoro avvolgente che le drum machines e i campionamenti riescono a
generare. Sinteticità e freddezza voluta e cercata anche nella
comunicazione visiva: il manichino di ghiaccio che si spezza in
copertina, il laboratorio asettico nel video di Special Cases.
Cosa volete che vi dica, io non riesco a togliere il cd dal lettore.
Beh,
ora vado a vedermi due episodi di CSI (Crime Scene Investigation)
che mi sono videoregistrato. Perchè siete anche voi fans di questa
serie, vero????
Alla prossima
(considerato che domattina torno a lavorare, faccio una previsione: in qualche piega spaziotemporale tra il 12 ed il 14 aprile).
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