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X-Men: Le Ere di Apocalisse Ebbene, purtroppo siamo costretti a scrivere di una trama che, partita sotto i migliori auspici su X-Men 121 con la storia "Non sono, nè sono mai stato..." tratta da Uncanny X-Men 375, ha finito per cadere nella trappola più pericolosa per un fumetto supereroistico, ovvero quello dello scontro fisico tra il bene ed il male, con pagine e pagine di scene di battaglia alla fin fine ripetitive e stucchevoli. In certi frangenti, ad esempio nelle storie tratte dalla serie di Cable, ci è venuta voglia di smettere di leggere, tanto il ritorno di Rob Liefeld è coinciso con la distruzione dell'atmosfera creata in molti mesi dall'abilissimo Casey e la sua sostituzione con splash page di incredibile bruttezza raffiguranti scontri fisici di cui avremmo volentieri fatto a meno. Peccato, perchè Alan Davis (non al massimo della forma, è vero, ma eccessivamente bacchettato da pubblico e critica americana) aveva imbastito, durante i mesi della sua gestione sulle pagine dei serial principali dedicati agli Uomini-X, un'architettura efficace e divertente: rapporti in crisi all'interno del gruppo, Magneto re/dittatore di Genosha, l'evoluzione fisica e psicologica di Marrow, la resa contro Galactus e l'annientamento del pianeta Skrull, fino ad arrivare alla morte di Logan su Wolverine 126. Le premesse c'erano tutte, ma anche senza stare a criticare le scelte dei dodici mutanti effettuate dalla Marvel (Franklin Richards ce l'aspettavamo un po' tutti, credo) occorre dire che ci troviamo di fronte ad una rovinosa caduta di stile, con l'introspezione psicologica (una delle caratteristiche vincenti degli X-Men) finita nella polvere degli scontri tra ipermuscolosi. Sottolineiamo che questa saga, senza le storie di Alan Davis (come il piacevole racconto conclusivo), ci avrebbe dato veramente poche occasioni per emozionarci. Non ci resta che sperare in Chris Claremont (che approderà su gli Incredibili X-Men dal numero 125).
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