04.01.00
Davide Catania
Centro Fumetto Andrea Pazienza, su Schizzo Presenta #19, lire 5.000

Un colore è silenzio o suono?
Tra le pagine di 04.01.00 il colore è rumore, sirena, voce e solitudine.
Un rarefatto, breve squarcio nella soggettiva di un uomo che rientra nella propria casa per trovarla vuota. La moglie e il figlio sono partiti, forse un divorzio che il protagonista sembra non riuscire ad affrontare e noi con lui, perché i suoi occhi sono i nostri e la sua solitudine è la nostra. Unica compagnia, unica rottura a questa colorata malinconia, sono i disegnini da completare e colorare del figlio di un conoscente.

La tavolozza/scacchiera di Davide Catania alterna i colori con precisione millimetrica e quello che sembra a primo sguardo un delirio visivo, a più letture va a svelarsi e ad esplicitarsi senza mai banalizzarsi. Poche opere hanno la capacità di farci tornare sui loro passi con trasporto e poi ancora e ancora sempre a trovare un nuovo dettaglio, un nuovo motivo in quello che sembrava così semplice e istintivo e che invece era calcolo e geometria.

Non sono d'accordo con l'introduzione di Andrea Fenti, non credo che la narrazione sia "lasciata completamente alle immagini" nè che i testi abbiano una funzione di secondo piano. Soprattutto nell'uso delle poche parole infatti si evince la risoluta ricerca di ermetismo dell'autore. Sembra davvero che Catania abbia lavorato a lungo sul levare, portando il racconto a pochi lucidi e rapidi momenti, a lapidarie poetiche parole che vogliono sintetizzare qualche minuto di rumore, sirena, voce e solitudine. E Catania ci riesce perfettamente. Il testo diventa fondamentale proprio perchè poco e centellinato, le rare frasi nel mare di colore hanno l'effetto di gocce di sangue sopra un lenzuolo bianco e ben stirato.

Già all'opera su geniali progetti autoprodotti, Catania realizza ora il proprio capolavoro. Una delle operazioni editoriali più coraggiose dell'anno, una storia e un autore che starebbero bene nella "Collana Cahiers" di Coconino Press, che non sfigurerebbero nella rinata "Mano" di Giovanna Anceschi e Stefano Ricci.
04.01.00 è una raffinata opera di arte contemporanea. Sta al fumetto come le moderne tecniche digitali stanno alla pittura o come le più avanzate sperimentazioni dell'elettronica stanno alla musica. E forse è proprio questo il problema che l'opera di Davide Catania causa a se stessa, cioè essere stata realizzata in una nazione in cui, non solo il fumetto non sale i primi gradini di sviluppo, ma rimane ancora fermo al più basso livello evolutivo, artistico e (quindi) commerciale. Non c'è nulla tra 04.01.00 e il prodotto da edicola, nulla che porti il lettore dall'edicola alle pagine di 04.01.00.

Mentre nella musica, già citata, un importante mercato commerciale procede di pari passo con le sperimentazioni più estreme e permette la coesistenza delle realtà più diverse, nel fumetto invece, la penuria di pubblicazioni è tale che già l'uscita in stampa è un evento in sé. Ma un'opera difficile come 04.01.00 può permettersi di essere quell'evento?
L'ermetismo del lavoro di Davide Catania non credo farà investire gli editori sul suo lavoro e questo perchè la rigida selezione commerciale permette la pubblicazione di fumetti più fruibili da parte del pubblico. Da qui i due paradossali estremi editoriali, da una parte iniziative per pochi tipo Centro Fumetto "Andrea Pazienza" contrapposte a fumetti usa e getta dall'altra. Ed entrambe le posizioni sembrano non incontrarsi a metà strada e quindi opere come 04.01.00 diventano autoreferenziali senza aprire nessuna prospettiva maggiore al medium di quanto la aprano i fumetti di Heidi. È incredibile, se si pensa che nessuno in musica sosterrebbe che Mozart è autoreferenziale perchè per pochi. Ebbene sembra che invece nei fumetti questo discorso sia validissimo. È come se, sempre ragionando musicalmente, non ci fosse niente tra l'autore più popolare e Mozart appunto. È logico che su tre uscite l'anno una casa discografica investirebbe su l'autore popolare perchè è intenzionata a vendere e comunque saprebbe che il fruitore non avrà mai la possibilità di essere educato con tre prodotti l'anno. Questo è, a mio giudizio, esattamente quello che avviene invece nei fumetti.
La colpa di questo non è di Davide Catania che deve seguire la propria strada su cui spero qualcuno investa, magari affiancandolo ad autori traino per condurre lentamente il lettore meno smaliziato su queste pagine dense di bui e luci.

La nota di merito va al Centro Fumetto "Andrea Pazienza" che può scegliere pochi fumetti l'anno e non ha quasi mai paura di scegliere quelli "sbagliati". Cosa dovremmo dire a chi di fumetti all'anno ne pubblica oltre il centinaio e in nessuno di questi si intravede Davide Catania che certo non rovinerebbe le finanze di multinazionali e nazionali dall'emozionante fatturato mensile?

Recensione di Alessandro Bilotta   

le immagini © Davide Catania


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