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Gretto e razzista, Tolweck è ossessionato dagli immigrati che stanno invadendo le strade della sua purissima Francia: non perde occasione per umiliarli, per farli sentire stranieri in terra straniera, "ecchecazzo, tra poco non saremo neanche più padroni a casa nostra!". Ma Tolweck (non un nome francese al 100%, ci sembra) compie un azione di troppo, non si degna di ascoltare un cittadino di colore che gli chiede un certificato, asserendo che l'orario di sportello è terminato. Da quel momento la vita di Tolweck cambierà, e tutto quello che potrà accadergli accadrà tutto in una notte. Una notte disperata e randagia, dalla quale lo stupido umino uscirà spossato e sanguinante. E leggendo questa odissea, ti verrebbe voglia di infierire su di lui, almeno un po', un personalissimo spillone nella bambolina vudù che lo raffigura. Del resto non si tira certo indietro da questa sadica operazione il bravo Chabouté, che con Luna Piena ci convince maggiormente rispetto al precedente Zoé, con una sceneggiatura asciutta e ben calibrata, dal ritmo serrato e cinematografico, che ricorda le historietas argentine più che la bande dessinée. le immagini © Editions Vents d'Ouest, Chabouté - Kappa Edizioni |
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