Midori: La Ragazza delle Camelie
Suehiro Maruo
Coconino Press, lire 25.000

E' un cabaret dell'orrore, una fiera delle atrocità, un teatrino bislacco e deviante, quello che Suehiro Maruo mette ogni volta in scena sotto i nostri occhi. E sempre rimaniamo senza fiato, colpiti in pieno da un viaggio negli inferi della psiche umana, un pugno allo stomaco di inaudita violenza e atrocità. 

Quelle di Maruo sono storie sghembe, sempre giocate sul filo (insanguinato) del rasoio: dopo l'entusiasmane Il Vampiro che Ride, la Coconino Press torna a proporci un altro racconto disturbante, seppur assai meno convincente. 
Mano a mano che procede la lettura, Midori: La Ragazza delle Camelie lascia infatti un retrogusto amaro e fastidioso; il continuo accostare scene di efferata violenza al tema gioioso di un innamoramento pulito ed adolescenziale amplifica a dismisura questa sensazione di smarrimento e fragilità.  

La giovane protagonista, abbandonata dal padre e orfana di madre, è costretta a lavorare in un freak show dove esseri bizzarri mettono in mostra le loro deformità per il divertimento del pubblico. Il circo è alla disperazione: l'interesse per gli spettacoli scema di giorno in giorno. Ma ecco arrivare Wonder Masamitsu, un contorsionista vestito di abiti occidentali, che ammalia e strega, ingannando il resto degli attori e la platea con trucchi e illusioni al limite del paradossale. La cosa più riuscita dell'albo è proprio costituita dalla riproposizione di questo ambivalente sentimento insito nell'animo giapponese: infatuazione per tutto ciò che è occidentale e nel contempo rimozione degli spettri atomici che fanno capolino nell'onirica fine del volume.

Deludente.

le immagini © Suehiro Maruo - Coconino Press
 


Caro Max, ci sono disegnatori che propongono visioni inedite. Squarci originali con accostamenti di elementi azzardati e personali. 
Maruo è uno di questi. Il suo sforzo personalissimo ha la funzione di aprire strade visionarie e non di chiudere il racconto in maniera quadrata e tradizionalmente rassicurante. Moebius negli anni settanta, per esempio, diceva che era stanco delle storie quadrate, che per lui si poteva fare trame con la forma di elefante e via dicendo. Alludeva al fatto che era lecito proporre visioni e che queste "tenevano" quanto le storie come ce le si aspetta, con un capo, uno svolgimento e una coda. 
Harzack inquadrato da un punto di vista narrativo sarebbe "deludente" quanto Maruo, ma la sua portata invece fu enorme. Con quel genere di storie apportatrici di "visione" si indicava una possibilità diversa di concepire il racconto e la pagina stessa.Cosa che penso vada riconosciuta a Maruo, è che, rispetto al manga, ha ritagliato una concezione di lavoro molto personale. Si può preferire un' opera o un altra ma questo rimane, per quanto mi riguarda, una scelta soggettiva di chi legge e non intacca il corpus generale del lavoro stesso. Il lavoro di Maruo infatti si basa sul frammento, su schegge osservate attraverso una lente deformante. Midori appartiene a un genere di racconti che ha contribuito a far conoscere il manga "anomalo" in tutto il mondo. Insieme ai fumetti magnifici di Hideshi Hino ha contribuito alla crescita della Seirindoh come casa editrice indipendente. Ed è stato pubblicato, unica opera sino ad ora per quel che mi risulta, anche in America. 
E' un capolavoro nella sua concezione di concentrato di visioni. Impressionante per la qualità grafica (è un opera apprezzata moltissimo anche dallo stesso Moebius che ha contribuito a presentare il lavoro di Maruo in Francia, non a caso). Penso che tutto questo vada riconosciuto. E spero che queste mie righe servano a stimolare una riflessione: il fatto che un'opera debba essere letta tenendo conto di quanto ha significato quando è stata concepita.
Anche "satisfaction" è una semplice canzonetta, ma è diventato l'inno di una intera generazione.
Igort

Caro Igort, ho apprezzato moltissimo la tua mail, perchè rileggendo la mia recensione ho avuto effettivamente la sensazione che potesse essere fraintesa. La mia personalissima (ed opinabilissima) "delusione" era semplicemente rivolta, non tanto all'opera in sè, quanto al confronto con "Il Vampiro che Ride". In quell'albo le visioni erano al servizio della storia, in Midori ho avuto l'impressione che la lente deformante di Maruo abbia fatto smarrire il gusto per la narrazione in sè. Narrazione nel senso più tradizionale del termine, almeno: sono perfettamente conscio che ci possano essere storie destrutturate e che ad ogni azione non ci debba essere un'esplicita spiegazione. Ma le visioni di Maruo, questa volta, mi hanno lasciato un po' freddo: ti ringrazio quindi per aver apportato il tuo contributo di autore e di artista (aggiungendolo e affiancandolo al mio di semplice lettore) riguardo alcuni aspetti dell'opera che meritavano senza dubbio di essere sottolineati.
Max Bonati  

Coordinate per una mappa tascabile
Caro Max, Ok ho letto il mio commento su Midori in rete, e la tua replica.
Nel lavoro che intendo svolgere con Coconino Press c'è sicuramente quello di difendere un certo tipo di fumetto. Un approccio al fare che superi il semplice e pure nobilissimo (per carità) intrattenimento. Uno come Jack Kirby ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il fumetto di intrattenimento può essere slegato da formule ripetitive e di basso profilo.
Ora un punto del mio operare in quanto autore e direttore editoriale è segnato dall'idea di storie che parlino di "cose". Questa idea ho cercato di affrontarla anche con Oreste Del buono, sulle pagine di linus. Mi piacerebbe che il fumetto si occupasse di domande grandi, che affrontasse anche temi adulti, con la opportuna complessità. Esattamente come fanno letteratura e cinema, ma anche musica e teatro, per intenderci.
Ovviamente il rischio di essere piatti o pesanti, didascalici o indigesti, è dietro l'angolo. E se mi trovo davanti a questo risultato non poso fare a meno di pensare tra me e me: "pretenzioso". Questo aggettivo significa che non riconosco il successo a una operazione che ha fallito la sua missione principale, che è quella di farsi leggere. Occorre essere sottili, questo va da sé. Ma non posso accettare l'idea che il nostro amato linguaggio sia monco. Condannato a essere concepito in eterno come "una cosa per ragazzini" e basta.
Negli anni settanta Munoz e Sampayo hanno cominciato a raccontare delle storie che avevano una complessità morale. Erano storie a fumetti che ponevano interrogativi, denunciavano situazioni esistenziali al limite dell'accettabile (il concetto di "clandestino", solo per fare un esempio. La malattia, la morte, il degrado).
Franco Battiato all'interno del panorama mesto e piatto della musichetta leggera si pone delle prospettive di questo genere. Si occupa di interrogativi che fanno parte del pensiero filosofico e metafisico in genere dagli albori dell'uomo. Per rimanere in tema musicale, con approccio molto diverso anche De André o lo stesso Paolo Conte raccontano storie e approcci all'esistere degni di questo nome.
Rhomer ha raccontato con leggerezza storie non superficiali e complesse che ha definito "racconti morali".
Ora vorrei essere chiaro: non sono interessato ai mattoni. Né in quanto autore, e meno che meno in quanto direttore editoriale di una lillipuziana casa editrice. Ma cerco di leggere la realtà e credo di avere capito che una delle principali cause della perdita di affezione (che il fumetto ha subito negli ultimi venti anni) è imputata, dalla maggior parte dei lettori, alla mancanza di complessità delle storie raccontate. Questa complessità è prima di tutto una complessità umana. Quella che Gino Cervi, nell'interpretare Maigret sapeva porre tanto bene, tanto per dire. Oggi questa qualità sembra perlopiù latitare. E i lettori si disamorano.
Si creano distanze, si confina il fumetto nella stanza dei giochi. Di quando si era bimbi, qualcosa che finisce col non riguardarci più. (d'altronde del mito della superforza oggi non so che farmene, gli strumenti per decodificare il reale devono necessariamente seguire la mia crescita)
Non parlo di tutti i lettori ma di quella parte di essi che abitualmente frequenta la letteratura non solo di intrattenimento, ascolta cose diverse da Laura Pausini, vede i film di Kusturica o quelli di David Lynch, o Almodovar, Kiarostami, Kaurismaki, solo per fare un esempio.
Ecco, questi sono i pensieri che animano il mio agire "anomalo" a cavallo tra l'idea di autore e quella di direttore editoriale. Una figura che si è imposta da subito nella pratica quotidiana del mio "fare le cose". Sin dai tempi di Valvoline, quando ci si poneva come operatori a trecento sessanta gradi, se possibile. Autori, ma anche grafici, redattori e ideatori di mondi (per dirla con parole grosse).
Esistono alcuni semini che vale la pena riconoscere e su cui vorrei, per un secondo, porre l'attenzione. Sono noti. Ma hanno il mio personale (e sindacabilissimo) plauso alcuni fumetti che mi vengono alla mente in ordine sparso: Maus ovviamente. Ma anche "the playboy" di Chester brown. To the heart of the storm di Eisner (Mi scuserà Plazzi se non ricordo il nome della sua bellissima versione italiana, edizioni Puntozero comunque). C'etatit la guerre de trancee, questa è di Tardi. Una vera pietra miliare del fumetto francese. E poi tanti altri, anche in Giappone, sconosciuti ancora all'occidente. Del fumetto americano oltre al magnifico lavoro di Mazzucchelli, come non ricordare le storie meravigliose dense e potenti di Beto Hernandez?
C'è anche V for vendetta,di Alan Moore, tanto per tornare in Europa. Meglio forse anche di quello che all'epoca appariva come il capolavoro del revisionismo (parlo di Watchmen, naturalmente).
Ecco queste le tracce per una mia personale mappa mentale. Una cosetta da niente in questa fine estate 2001.
Grazie per l'attenzione. A presto. 
igort


Il Vostro Parere su Midori: La Ragazza delle Camelie

GRANDE IGORT!!!
Ma la fine della saga di PEPPINO LOCICERO me la fai leggere o no?
quando? Ma non farmela pagare troppo sta storia...
Giovanni Esposito


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