Caro Max, ci sono
disegnatori che propongono visioni inedite. Squarci originali con accostamenti
di elementi azzardati e personali.
Maruo è uno di questi. Il suo sforzo personalissimo ha la funzione di aprire
strade visionarie e non di chiudere il racconto in maniera quadrata e
tradizionalmente rassicurante. Moebius negli anni settanta, per esempio, diceva
che era stanco delle storie quadrate, che per lui si poteva fare trame con la
forma di elefante e via dicendo. Alludeva al fatto che era lecito proporre
visioni e che queste "tenevano" quanto le storie come ce le si
aspetta, con un capo, uno svolgimento e una coda.
Harzack inquadrato da un punto di vista narrativo sarebbe "deludente"
quanto Maruo, ma la sua portata invece fu enorme. Con quel genere di storie
apportatrici di "visione" si indicava una possibilità diversa di
concepire il racconto e la pagina stessa.Cosa che penso vada riconosciuta a
Maruo, è che, rispetto al manga, ha ritagliato una concezione di lavoro molto
personale. Si può preferire un' opera o un altra ma questo rimane, per quanto
mi riguarda, una scelta soggettiva di chi legge e non intacca il corpus generale
del lavoro stesso. Il lavoro di Maruo infatti si basa sul frammento, su schegge
osservate attraverso una lente deformante. Midori appartiene a un genere di
racconti che ha contribuito a far conoscere il manga "anomalo" in
tutto il mondo. Insieme ai fumetti magnifici di Hideshi Hino ha contribuito alla
crescita della Seirindoh come casa editrice indipendente. Ed è stato
pubblicato, unica opera sino ad ora per quel che mi risulta, anche in America.
E' un capolavoro nella sua concezione di concentrato di visioni. Impressionante
per la qualità grafica (è un opera apprezzata moltissimo anche dallo stesso
Moebius che ha contribuito a presentare il lavoro di Maruo in Francia, non a
caso). Penso che tutto questo vada riconosciuto. E spero che queste mie righe
servano a stimolare una riflessione: il fatto che un'opera debba essere letta
tenendo conto di quanto ha significato quando è stata concepita.
Anche "satisfaction" è una semplice canzonetta, ma è diventato
l'inno di una intera generazione.
Igort
Caro Igort, ho
apprezzato moltissimo la tua mail, perchè rileggendo la mia recensione ho avuto
effettivamente la sensazione che potesse essere fraintesa. La mia personalissima
(ed opinabilissima) "delusione" era semplicemente rivolta, non tanto
all'opera in sè, quanto al confronto con "Il Vampiro che Ride". In
quell'albo le visioni erano al servizio della storia, in Midori ho avuto
l'impressione che la lente deformante di Maruo abbia fatto smarrire il gusto per
la narrazione in sè. Narrazione nel senso più tradizionale del termine,
almeno: sono perfettamente conscio che ci possano essere storie destrutturate e
che ad ogni azione non ci debba essere un'esplicita spiegazione. Ma le visioni
di Maruo, questa volta, mi hanno lasciato un po' freddo: ti ringrazio quindi per
aver apportato il tuo contributo di autore e di artista (aggiungendolo e
affiancandolo al mio di semplice lettore) riguardo alcuni aspetti dell'opera che
meritavano senza dubbio di essere sottolineati.
Max Bonati
Coordinate per una mappa
tascabile
Caro Max, Ok ho letto il mio commento su Midori in rete, e la tua replica.
Nel lavoro che intendo svolgere con Coconino Press c'è sicuramente quello di
difendere un certo tipo di fumetto. Un approccio al fare che superi il semplice
e pure nobilissimo (per carità) intrattenimento. Uno come Jack Kirby ha
dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il fumetto di intrattenimento
può essere slegato da formule ripetitive e di basso profilo.
Ora un punto del mio operare in quanto autore e direttore editoriale è segnato
dall'idea di storie che parlino di "cose". Questa idea ho cercato di
affrontarla anche con Oreste Del buono, sulle pagine di linus. Mi piacerebbe che
il fumetto si occupasse di domande grandi, che affrontasse anche temi adulti,
con la opportuna complessità. Esattamente come fanno letteratura e cinema, ma
anche musica e teatro, per intenderci.
Ovviamente il rischio di essere piatti o pesanti, didascalici o indigesti, è
dietro l'angolo. E se mi trovo davanti a questo risultato non poso fare a meno
di pensare tra me e me: "pretenzioso". Questo aggettivo significa che
non riconosco il successo a una operazione che ha fallito la sua missione
principale, che è quella di farsi leggere. Occorre essere sottili, questo va da
sé. Ma non posso accettare l'idea che il nostro amato linguaggio sia monco.
Condannato a essere concepito in eterno come "una cosa per ragazzini"
e basta.
Negli anni settanta Munoz e Sampayo hanno cominciato a raccontare delle storie
che avevano una complessità morale. Erano storie a fumetti che ponevano
interrogativi, denunciavano situazioni esistenziali al limite dell'accettabile
(il concetto di "clandestino", solo per fare un esempio. La malattia,
la morte, il degrado).
Franco Battiato all'interno del panorama mesto e piatto della musichetta leggera
si pone delle prospettive di questo genere. Si occupa di interrogativi che fanno
parte del pensiero filosofico e metafisico in genere dagli albori dell'uomo. Per
rimanere in tema musicale, con approccio molto diverso anche De André o lo
stesso Paolo Conte raccontano storie e approcci all'esistere degni di questo
nome.
Rhomer ha raccontato con leggerezza storie non superficiali e complesse che ha
definito "racconti morali".
Ora vorrei essere chiaro: non sono interessato ai mattoni. Né in quanto autore,
e meno che meno in quanto direttore editoriale di una lillipuziana casa
editrice. Ma cerco di leggere la realtà e credo di avere capito che una delle
principali cause della perdita di affezione (che il fumetto ha subito negli
ultimi venti anni) è imputata, dalla maggior parte dei lettori, alla mancanza
di complessità delle storie raccontate. Questa complessità è prima di tutto
una complessità umana. Quella che Gino Cervi, nell'interpretare Maigret sapeva
porre tanto bene, tanto per dire. Oggi questa qualità sembra perlopiù latitare.
E i lettori si disamorano.
Si creano distanze, si confina il fumetto nella stanza dei giochi. Di quando si
era bimbi, qualcosa che finisce col non riguardarci più. (d'altronde del mito
della superforza oggi non so che farmene, gli strumenti per decodificare il
reale devono necessariamente seguire la mia crescita)
Non parlo di tutti i lettori ma di quella parte di essi che abitualmente
frequenta la letteratura non solo di intrattenimento, ascolta cose diverse da
Laura Pausini, vede i film di Kusturica o quelli di David Lynch, o Almodovar,
Kiarostami, Kaurismaki, solo per fare un esempio.
Ecco, questi sono i pensieri che animano il mio agire "anomalo" a
cavallo tra l'idea di autore e quella di direttore editoriale. Una figura che si
è imposta da subito nella pratica quotidiana del mio "fare le cose".
Sin dai tempi di Valvoline, quando ci si poneva come operatori a trecento
sessanta gradi, se possibile. Autori, ma anche grafici, redattori e ideatori di
mondi (per dirla con parole grosse).
Esistono alcuni semini che vale la pena riconoscere e su cui vorrei, per un
secondo, porre l'attenzione. Sono noti. Ma hanno il mio personale (e
sindacabilissimo) plauso alcuni fumetti che mi vengono alla mente in ordine
sparso: Maus ovviamente. Ma anche "the playboy" di Chester brown. To
the heart of the storm di Eisner (Mi scuserà Plazzi se non ricordo il nome
della sua bellissima versione italiana, edizioni Puntozero comunque). C'etatit
la guerre de trancee, questa è di Tardi. Una vera pietra miliare del fumetto
francese. E poi tanti altri, anche in Giappone, sconosciuti ancora
all'occidente. Del fumetto americano oltre al magnifico lavoro di Mazzucchelli,
come non ricordare le storie meravigliose dense e potenti di Beto Hernandez?
C'è anche V for vendetta,di Alan Moore, tanto per tornare in Europa. Meglio
forse anche di quello che all'epoca appariva come il capolavoro del revisionismo
(parlo di Watchmen, naturalmente).
Ecco queste le tracce per una mia personale mappa mentale. Una cosetta da niente
in questa fine estate 2001.
Grazie per l'attenzione. A presto.
igort
Il Vostro Parere su Midori:
La Ragazza delle Camelie
GRANDE IGORT!!!
Ma la fine della saga di PEPPINO LOCICERO me la fai leggere o no?
quando? Ma non farmela pagare troppo sta storia...
Giovanni Esposito
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