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Batman
Il Calice
Chuck Dixon, John Van Fleet
Play Press, lire 17.000
E' un Batman disilluso fino quasi al nichilismo quello che incontriamo in questo breve romanzo grafico, un eroe stanco di una continua crociata contro criminali che ritornano perennemente sulla scena (tanto che le sue riflessioni amareggiate diventano quasi una triste strizzata d'occhio del personaggio al meccanismo del fumetto seriale in cui vive); e proprio a lui il destino offre la possibilità di cimentarsi in una crociata più "vera", essenziale: la difesa del Santo Graal. La coppa dai divini poteri taumaturgici che raccolse il sangue di Cristo viene infatti affidata a Bruce Wayne da un'associazione segreta perché egli (col suo alter-ego notturno) la difenda da ladri, mercenari, e soprattutto dal borioso demone Ra's Ghul. Poco da segnalare, dunque, sul piano dell'intreccio (se non che scopriamo l'antenato cavaliere di Wayne), che anzi commette l'errore d'andare a guastarsi con un tema narrativamente impervio come il
Graal.
Il Santo Calice, che ha impregnato con la sua presenza fantasmatica tutta la cultura occidentale, che titilla l'immaginazione di antropologi, storici, massoni, letterati, archeologi, e soprattutto lettori, ci fa una figura un po' misera in questo volume: sbatacchiato qua e là come un qualunque oggetto della contesa fumettistica (al pari di qualsiasi valigia piena di dollari o diamanti) risulta svuotato di fascino, forza, finisce anzi per creare un po' di kitsch intorno a sé (com'è triste vedere Bruce Wayne che lo analizza al computer o che ci si cura le ferite senza un minimo di pathos - ricordate almeno la drammaticità con cui lo si adoperava in Indiana Jones?). E anche i tempi della narrazione qui stridono un poco, gettando al fuoco troppa carne che viene poi congedata goffamente in un finalino tiepido e affrettato.
Da un punto di vista grafico, invece, Batman - Il calice costituisce una piacevole esperienza di visione postmoderna: Van Fleet mescola con coraggio e intelligenza le tecniche più diverse, e tra chine, acquerelli, assemblaggi di fotografie, ritocchi al computer gestiti con una certa discrezione, riesce a rendere sulla tavola un mondo caotico e disturbato (suggestivo specialmente nella resa del cupo paesaggio urbano), dove le differenti spinte visive si scontrano e aggrovigliano con intensità. Le figure angolose, le pose esasperate dei combattimenti, i violenti impasti di colore raccontano da soli una storia molto più avvincente di quella che gravita intorno al Graal, trasformando Batman - Il calice, insomma, in uno di quei fumetti che sarebbe bene leggere come se non ci fossero i
baloons.
Recensione
di Marco Arnaudo le immagini © Dc
Comics - Play Press Publishing
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