Minimum Wage: Volume Tre
Bob Fingerman
Magic Press, lire 15.000

Il primo volume ci aveva colpito per la sua freschezza leggera, le situazioni divertenti, la narrazione scanzonata e anticonvenzionale.
Il secondo albo ci aveva sollevato qualche lieve perplessitą, dandoci l'impressione di un motore oliato che va da sč, ma non cresce in prestazioni.
Il terzo volume (ed al momento conclusivo, visto che l'autore si č preso un periodo sabbatico) ci conferma questa sensazione fastidiosa, una perenne ombra di deja-vł e situazioni ricorsive che comunque non intacca la piena godibilitą di una delle proposte pił convincenti e comunque coraggiose della Magic Press in questi ultimi anni. 

In parte autobiografico, Minimum Wage piace un sacco a noi frequentatori del comicdom, a tutti gli sceneggiatori falliti e i disegnatori senza speranza: Bob Fingerman racconta infatti dello sbarcare il lunario, dello scendere a compromessi, lavorando per testate che non piacciono pur di mangiare, osservando la propria arte (?!?) beffeggiata e la voglia di sperimentare messa sotto i piedi di fronte alla necessitą di far quadrare i conti mensili e pagare le bollette.

Ci riconosciamo un po', noi trentenni eterni bambini, in Rob, Brian, Jack e il resto della compagnia, con tutti i loro sogni infranti, le passioni brucianti, le manie esasperate. Non č real lifenaked truth, quella che leggiamo in Minimum Wage, eppure molto gli somiglia.  

 Le immagini © Bob Fingerman
Per l'edizione Italiana  ©  Magic Press 

 


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