Ibicus #1
Rabaté
Magic Press, lire 32.000


Tratto da un romanzo di Alexey Tolstoj, Ibicus di Rabaté è una lunga, lenta, meravigliosa allucinazione ambientata a cavallo degli anni della Rivoluzione Russa, scenario affascinante di un mondo (finalmente o purtroppo, a seconda dei punti di vista) scivolato fuori dai suoi cardini ed aperto ad infinite possbilità, tutto percorso da sottili e travolgenti vibrazioni. Se tutto l'apparato sociale ed economico conosciuto sale gradualmente di pressione fino deflagrare nell'ondata rivoluzionaria, è lo stesso tessuto della realtà ad andare in pezzi e ad aprirsi ad influenze sovrannaturali che, generate dal quotidiano come sono, restano sempre sull'orlo dell'indecidibile, tra il banale e l'infernale.

Il protagonista di Ibicus, Nefzorov, sembra perseguitato dalla profezia di una zingara che predice la sua improvvisa fortuna economica (e già ricevere denaro dal Destino alla vigilia della Grande Rivoluzione è qualcosa che suona vagamente diabolico), e che segna la tetra atmosfera sovrannaturale dell'opera, la scalata faustiana di Nefzorov nella seducente aristocrazia borghese e la conversione finale (faustiana anch'essa) alla causa bolscevica.

Su questa trama meravigliosamente densa di spunti tra la storia e il sovrannaturale, Rabaté riesce a costruire un mondo pittorico che amplifica le emozioni della vicenda originale e le trasforma in una vertiginosa apparizione onirica: con le sue pennellate ampie e variamente diluite, Rabaté stende sulla tavola ipnotici intrichi di luce e di ombra e definisce le sue figure accostando campiture differenti senza rinchiuderle nella prigione della linea. In questo modo, tutti gli attori del suo Faust disegnato appaiono simili a spettri che si librano nello spazio, a nuvole di burrasca che sembrano in procinto di trasformarsi da un istante all'altro in infinite chimere, sirene, driadi, naiadi, parche.

In Ibicus tutto freme di squisita ambiguità o almeno duplicità: il magico dorme sotto le coltri del quotidiano, la rivoluzione si agita nel pagliericcio riservatole dal sistema zarista, gli spettri dell'aristocratico e del bolscevico bisbigliano confusi nella sagoma affusolata e crepuscolare di Nekrodov; ed è proprio su questa continua instabilità e sull' incantesimo di una metamorfosi sempre incombente che si gioca la gioia di una lettura tormentosa ed intensa, straordinaria, che chiede al suo lettore di calarsi per le pieghe oscure di un libro che profuma di zolfo ad ogni pagina.

Marco Arnaudo   

"Luglio 1993. Spulciando in giro mi imbatto in un libro di Tolstoi, Ibicus, edizione illustrata del 1926. Tre Franchi, un affare! Arrivato a casa scopro il mio errore, non era il Tolstoi di Guerra e Pace, Leon, ma Alexis! Bah, lo metto da parte per quando avrò più tempo. Passano tre mesi e mi ritrovo alle otto di sera senza nulla da leggere. Recupero il libro ed inizio... La mattina successiva lo riposo, ormai terminato... E' deciso: devo adattarlo a fumetti". Così afferma Pascal Rabaté nel retro di copertina del primo volume della storia, proposta in Italia dai sempre più attivi tipi della Magic Press.

Ibicus è ambientato in Russia all'epoca della Rivoluzione, e narra la vita di Siméon Nefzorof, cui viene predetto da una zigana che quando la crisi diverrà sanguinosa e il fratello ucciderà il fratello, egli diventerà ricco, ricchissimo. Ed in effetti le circostanze agiscono nel rendere concreta questa visone del futuro, contribuendo a cambiare la vita di  Nefzorof, che dapprima si attribuirà una carica di nobile per entrare nella bella vita, per poi disconoscerla e dichiararsi comunista alla vittoria bolscevica.

La storia è ottimamente sceneggiata e i disegni davvero convincenti (a tratti richiamano alla memoria il Breccia di Perramus): le figure magre e filiformi ed i visi scavati e allungati costituiranno nella nostra memoria una sorta di segnalibro mentale per una delle sorprese più piacevoli del 2001.

Max Bonati   

le immagini © Editions Vent d'Ouest - Magic Press
 


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