America's Best Comics #5
Alan Moore, AA.VV.
Magic Press, lire 8.000


Aspettavamo con insolita impazienza l'uscita di questo numero di America's Best Comics: ci chiedevamo dove fosse stato spedito Tom Strong, quale alieno filamentoso si nascondesse nelle fogne di Top Ten, e via dicendo. E già questo è segno di qualcosa di notevole: indica infatti come in un gruppo di testate come quelle di ABC, tutte accomunate da un'aria di famiglia smaliziata, irriverente ed ammiccante, lo spirito disilluso di Moore sia riuscito a dribblare così bene gli stereotipi del genere supereroistico da permetterci di gustare ancora la sua fonte avventurosa più profonda come se la vedessimo per la prima volta; ci consente di non sentirci offesi dall'aria da Big Jim di Strong né di reputare improbabile, come accade in questo episodio, che l'eroe faccia a botte con un intero continente (provare per credere). Con Moore, insomma, si può tornare a meravigliarsi tra i bambini come il Timmy Turbo del primo numero; basta tenere un piede e un'occhiata ironica qui, tra i grandi.

Tra le serie presentate da ABC, tutte di alto livello, quella che più ci solletica e aggrada è la straordinaria Top Ten. L'idea di base, di per sé, è già il più geniale epitaffio che il cosiddetto "revisionismo fumettistico" abbia mai scritto per i supereroi. Ambientare le storie di Top Ten in una città-ghetto in cui tutti gli abitanti possiedono superpoteri è la miglior negazione possibile al concetto stesso di "super". Un supereroe crea il mito e fa emozionare se è uno; mille fanno ridere, o muovono a compassione. Non c'è sfondo di normalità su cui il superuomo possa stagliarsi, né teca in cui risplendere; l'impressione, aggirandosi per l'immane sprawl di Top Ten, è piuttosto quella di sbirciare una discarica in cui confluiscono, e pateticamente tirano a campare, i rottami di sessant'anni di generosa illusione supereroica. Messi a darsi di gomito uno con l'altro dietro i banconi degli uffici, alla guida dei taxi, a battere i marciapiedi o a litigare coi vicini di casa, gli eroi svelano l'ennesimo lato della loro fragilità: l'elitarismo inguaribile ed endemico alla loro stessa condizione; la loro assoluta incompatibilità con la condizione umana (nonostante i tentativi della Casa Delle Idee di far credere il contrario). I veri "supereroi con superproblemi" non sono quelli con lo zio morto, ma quelli inflazionati numericamente o quelli a cui l'invisibile Fesso Fantasma ha palpato il sedere nel bar (vedi il presente numero). Ma oltre a questo scanzonato tono da "Ci vediamo in tv" dei supereroi troviamo anche, in Top Ten, una galleria di ritratti indimenticabili (chi può più fare a meno del Taxista Zen?), una buona costruzione della suspence e dell'intreccio e dei disegni (di Gene Ha e Zander Cannon) che sanno ben equilibrare componenti realistiche e fantastiche dei loro anomali eroi: insomma, come si diceva un tempo, cinebrivido…

Da segnalare ancora, per questo numero di ABC, la lacrimuccia che ci solca il viso all'ultimo episodio dello straordinario Jack B. Quick: questa diabolica versione post-einsteinana di Buster Brown, che ha scombinato le onde alfa dei nostri encefali con il suo esplosivo gioco di trovate pseudoscientifiche, ci lascia ora per una pausa che la redazione di ABC, ahimè, prospetta lunga. Godiamoci allora per benino questa sua ultima corsa con le scarpe temporali e speriamo che s'ingegni qualcosa per ritornare in stampa al più presto.

Recensione di Marco Arnaudo

le immagini © America's Best Comics LCC - Magic Press
 


Il vostro parere su ABC:
"...I veri "supereroi con superproblemi" non sono quelli con lo zio morto...". Peccato, credevo che la recensione mi prendesse, ma arrivati a questo punto mi devo ricredere. Moore è un grande autore, il suo Swamp thing mi ha entusiasmato, Watchmen non mi ha lasciato indifferente, ma ABC ho smesso di comprarlo dopo il numero 1, questo perchè sono stufo del fatto che qualsiasi cosa sforni questa mente contorta, in ogni caso venga valutato come capolavoro e sinceramente a me ABC non è sembrato sto gran capolavoro. Ma questo è un parere personale. Il fatto relativo a "...I veri "supereroi con superproblemi" non sono quelli con lo zio morto..." come dato di fatto mi fa però scaldare un pochino. Sulla Marvel si dice e scrive di tutto (è un pò la Microsoft dei fumetti...Tra l'altro hanno la stessa iniziale) e molte critiche le muovo anche io. Ma queste affermazioni lasciano un pò il tempo che trovano. L'intuizione del "supereroe con superproblemi" è un marchio di fabbrica Marvel e per quanto Moore tenti di descriverne sfacettature diverse in chiave molto alternativa bisogna comunque constatare che tutto è partito da lì. Si vede spesso paragonare quanto scritto adesso da Moore (anno 2001) con quanto realizzato da Stan Lee nel '62 (la morte dello zio si leggeva l'agosto di quell'anno su Amazing Fantasy 15) e quando nella recensione si parla della " loro assoluta incompatibilità con la condizione umana (nonostante i tentativi della Casa Delle Idee di far credere il contrario)" mi viene da dire a chi ha fatto la recensione di paragonare quanto fatto da Moore in ABC con per esempio il DeMatteis de "L'ultima caccia di Kraven" con un Peter Parker sepolto vivo o del "Bambino dentro" con un Harry Osborn alla follia più totale pur rimanendo nelle mura dell'ormai defunto Comics code che per sua fortuna Moore non ha mai dovuto considerare.
Salutando, vi faccio i complimenti per il sito e butto lì un suggerimento, perchè non dedicare un'area alle cronologie delle edizioni con cadenza a singhiozzo (tipo i volumi di Preacher o Sandman o Sin City) ? Di nuovo complimenti.
 
Ciao, 
Raoul Scarazzini


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