Il Pianeta delle Scimmie
Scott Allie, Davide Fabbri, Ian Edginton, Paco Medina, Cristopher Ivy
Cult Comics, Lire 8.900

Per completezza culturale, tanto verso i vecchi film del Pianeta Delle Scimmie che verso l’ex-genio di Tim Burton, si va a vedere il recente remake sui primati evoluti (fragilissimo anche al di là del confronto coi predecessori); sempre per completezza culturale avevamo letto, nei tempi andati, il dignitosissimo adattamento a fumetti di Moench al primo film e ci forziamo, ora, a quest’ultima fatica intermediale. Scoprendo che forse hanno ragione quei teorici che affermano che le imprese migliori sono quelle incomplete…

Non è certo solo la banalità della storia, la scipitezza delle trovate grafiche e l’eccesso di stucchevole carineria di questo adattamento, a disturbarci: è piuttosto notare che, ipersemplificando e appiattendo ancora di più un film già poco denso come questo di Burton, è il fumetto in generale, come mezzo espressivo, che ci fa la figura del fratello più scemo del cinema, che passa per un contenitore in cui niente è troppo insulso per essere gettato.

La prima parte del volume presenta un semplice remake disegnato del film (ma esclude tutta la sequenza iniziale e quel finale agro che ne costituiva un po’ il riscatto): le vignette sembrano spesso ispirate direttamente a fotogrammi del film, ma in una tanto affannosa maniera che questi, strappati dal gioco di equilibri del montaggio originale, confondono la narrazione in una serie di quadretti mal connessi. Come detto, tutto è ancora più piatto e banale che sullo schermo; fa eccezione soltanto la bionda carenata del film che qui, sfruttando il fatto che sulla una tavola disegnata non si scorge l’effetto della gravità sul silicone, ne approfitta per sporgere ancora di più con tutte le parti anatomiche (e specialmente con delle labbra che potrebbero rifornire di materia prima per un mese un reparto della Michelin), cercando di celare l’assenza di un motivo qualsiasi per continuare a leggere. Sconsigliato sopra i dieci anni.

Nella seconda parte, assistiamo invece a un ideale (e speriamo resti tale) sequel del film di Burton, con una guerra tra scimmie ed esseri umani capeggiati da Esaù, nerboruto cerebroleso a cui (si suppone) dovrebbe andare la nostra ammirazione. Ma un eroe che sentenzia che l’unico idealismo che conosce è la “libertà conquistata con la punta di una lancia”, che “è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio” e che ama essere supplicato da quelli che sta per uccidere (The Punisher era stato punito dal pubblico per molto meno), non offende tanto il nostro senso morale quanto l’intelligenza di chi, pur accettando le semplificazioni psicologiche naturali al fumetto d’azione, non sopporta di vedere rappresentata la propria specie da un tale campione di arroganza, violenza e oscurantismo. 

E poi dice che uno fa il tifo per le scimmie…

Recensione di Marco Arnaudo

le immagini © Dark Horse Comics - Panini S.p.A.
 


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