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Non è difficile
scorgere, nel panorama degli ultimi anni, la nascita e il consolidamento di
quella che potremmo chiamare una corrente minimalista o crepuscolare del
fumetto; di un bacino di idee e sensibilità comuni che tocca Seth, Brown, Lutes,
la Abel, Clowes, Tom Hart (The
Sands) e che, con toni elegiaci e tratto essenziale, oppone al chiasso di
molti prodotti contemporanei un' arte del soffermarsi e dell'alludere (o
tacere). Ora, deve forse annoiarci la lettura di un nuovo volume assimilabile ai
precedenti per stile e sapore, una nuova raccolta di storie letteralmente fatte
di nulla? Noi crediamo di no, specialmente se il nuovo pezzo del mosaico
aggiunge materiale fresco e visioni diverse ai suoi colleghi del sentire; se
insomma arricchisce il nuovo genere come fa questo "Sonnambulo e altre
storie" del giovane Adrian Tomine.
Marco Arnaudo Riportiamo subito la biografia di Adrian Tomine pubblicata nella sovracopertina di questo volume, perché pensiamo sia giusto presentare un autore poco conosciuto in Italia e che, diciamolo subito, merita tutta l'attenzione dei lettori di Stanza101: "Adrian Tomine nasce nel 1974. Inizia giovanissimo a pubblicare le sue storie sulla rivista Optic Nerve, dapprima autoprodotta, in seguito edita dalla prestigiosa Drawn & Quarterly. I suoi racconti a fumetti sono stati tradotti in sei lingue, Tomine è considerato la rivelazione della nuova generazione di narratori per immagini americani e nel 1996 ha vinto il premio 'Harvey Award'. I suoi disegni sono apparsi su diverse testate come per esempio Details, George e Entertainment Weekly, hanno illustrato racconti e copertine di dischi, manifesti, cartoline e altro ancora. Tomine vive a Berkeley in California". Cominciamo col dire che le storie contenute in questa raccolta sono bellissime: una volta tanto ci va di usare questo termine scontato e facile per descrivere delicati racconti che vedono coinvolte persone comuni e, proprio per questo, fragili. Non ci sono protagonisti in queste storie, ci siamo noi, con tutte le nostre debolezze, le nostre passioni, le nostre verità nascoste. Abbiamo scritto che sono racconti delicati, perchè delicato è lo stile narrativo che li sostiene: ma quanta durezza, quante emozioni scaturiscono da queste pagine! Se ci si immedesima nelle storie (e vi garantiamo che, almeno in qualche occasione qui descritta, vi sarete trovati nello stesso stato d'animo dei personaggi), viene voglia di rileggerle e rileggerle ancora, per riflettere sui nostri errori, su quello che è racchiuso nei nostri cuori congelati. E' vero, il vostro recensore attraversa un momento delicato, ma senza vergogna lo scrivo a chiare lettere: leggendo alcuni di questi racconti minimalisti (?), copiose sono sgorgate le lacrime... Uno degli albi più belli usciti nel 2001. Max Bonati le immagini © Adrian
Tomine, Drawn & Quarterly Publications - Coconino Press |
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