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E invece è così bello leggere qualcosa che ti smuove dentro, che con solo immagini e parole ti racconti storie altrui, non fermandosi alla superficialità delle cose, ma basando la narrazione sull'introspezione psicologica, sulle ragioni dei comportamenti che vengono descritti tavola dopo tavola. Quando si leggono opere nipponiche, poi, molti di questi comportamenti possono sembrare a noi occidentali apparentemente inspiegabili: questo è il caso di Poppoya, il ferroviere, l'uomo del ciuf-ciuf, che mette il proprio lavoro davanti a ogni cosa, compresa la famiglia, scontando per questo una pesantissima punizione. Eppure è leggendo storie come questa che ci avviciniamo a un mondo diverso dal nostro, impariamo a conoscerlo e a rispettarlo, perchè solo attraverso la conoscenza reciproca è possibile il rispetto. E in questo periodo fosco, davvero tragico e spettrale, dovremmo ricordarcelo più spesso. Oltre a Poppoya, l'albo presenta un'altra storia, Love Letter, più debole dal punto di vista della sceneggiatura, che però ci dimostra che anche nella più cupa delle situazioni (la Yakuza che regolarizza un'immigrata facendola sposare virtualmente con uno dei suoi uomini, in cambio di una parte degli incassi derivanti dalla sua prostituzione) può sbocciare un fiore, un fiore nel deserto dei sentimenti. Se avete un cuore, usatelo... le immagini © Jiro
Asada, Takumi Nagayasu, Kodansha Ltd - Panini Comics |
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