Concrete:
Sguardo Assassino
Paul Chadwick
Magic Press, Lire 20.000

Concrete ci ha spesso commosso in passato: ci ha proposto meditazioni delicate e poetiche sulla natura dell’uomo, sulla preziosità delle cose, sulla bellezza inattesa del già noto se solo lo si vede da un’angolazione differente (non ultimo, con un corpo potentissimo ma del tutto inumano, ci ha fatto passare l’invidia per chi ha dei superpoteri). Ma come talvolta accade, chi è stato poeta come il Chadwick del primo Concrete stenta poi e delude nel ritrasformarsi in narratore convincente, quasi che la lirica fosse necessariamente superiore e inclusiva della buona storia di genere e che dunque chi ha toccato i vertici della prima potesse sempre lanciarsi impunemente nella seconda. 

Niente di più falso, come questo volume da crollare il capo insonnoliti ben dimostra. Concrete, il pacioccone colosso di pietra, si mette qui in caccia di un pazzo piromane che ha rapito il suo amicone Munro e che minaccia di accopparlo a fuga conclusa. Ma in questa trama d’inseguimento assolutamente tipica, non basta certo che ci sia un bestione bonario a fare l’eroe per creare qualcosa di nuovo o appena decente; qualche accorgimento grafico, qualche accortezza compositiva che altrove avremmo apprezzato ci suona qui come un triste tentativo di stornare l’attenzione del lettore dall’inconsistenza (inesistenza) della storia.

Concrete corre un po’ qui un po’ là, recita qualche battuta sul senso della vita, ma affoga intanto in una piattezza priva d’ogni guizzo narrativo, in una pappina di vignette che non ha il ritmo dell’avventura né la profondità della meditazione lirica. È tutto un agitarsi di pupazzetti tristi e scialbi, dalla squinzia del cattivo ai tentativi patetici di ricostruire l’infanzia tormentosa del piromane. Si raggiunge infine il ridicolo puro quando nel finale (giustamente ambientato in un immondezzaio) la storia si scioglie in maniera del tutto gratuita, insensata e che avrebbe potuto benissimo e anzi fatto meglio ad avvenire a pagina due: in questo modo, dopo che la lunga corsa di Concrete alle calcagna del pazzo si è conclusa senza suoi apporti di sorta, scopriamo che Sguardo Assassino costituisce uno di quei rari fumetti in cui persino il protagonista è superfluo.

Recensione di Marco Arnaudo   

le immagini © Paul Chadwick, Dark Horse Comics - Magic Press
 


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