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Niente di più falso, come questo volume da crollare il capo insonnoliti ben dimostra. Concrete, il pacioccone colosso di pietra, si mette qui in caccia di un pazzo piromane che ha rapito il suo amicone Munro e che minaccia di accopparlo a fuga conclusa. Ma in questa trama d’inseguimento assolutamente tipica, non basta certo che ci sia un bestione bonario a fare l’eroe per creare qualcosa di nuovo o appena decente; qualche accorgimento grafico, qualche accortezza compositiva che altrove avremmo apprezzato ci suona qui come un triste tentativo di stornare l’attenzione del lettore dall’inconsistenza (inesistenza) della storia. Concrete corre un po’ qui un po’ là, recita qualche battuta sul senso della vita, ma affoga intanto in una piattezza priva d’ogni guizzo narrativo, in una pappina di vignette che non ha il ritmo dell’avventura né la profondità della meditazione lirica. È tutto un agitarsi di pupazzetti tristi e scialbi, dalla squinzia del cattivo ai tentativi patetici di ricostruire l’infanzia tormentosa del piromane. Si raggiunge infine il ridicolo puro quando nel finale (giustamente ambientato in un immondezzaio) la storia si scioglie in maniera del tutto gratuita, insensata e che avrebbe potuto benissimo e anzi fatto meglio ad avvenire a pagina due: in questo modo, dopo che la lunga corsa di Concrete alle calcagna del pazzo si è conclusa senza suoi apporti di sorta, scopriamo che Sguardo Assassino costituisce uno di quei rari fumetti in cui persino il protagonista è superfluo. Recensione di Marco Arnaudo le immagini © Paul
Chadwick, Dark Horse Comics - Magic Press |
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