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La frase, pronunciata da uno dei personaggi di questa preziosa storia in tre atti, sembra tagliata su misura per Daniel Clowes, straordinario cantore dell'America che pulsa sotto il velo patinato e mediatico che la avvolge in un rassicurante abbraccio sedativo. Quel che sta sotto, però, è pura real life: non quella distorta, sceneggiata ad hoc per teledipendenti voyeuristici che sono consci di essere raggirati ed ingannati, ma continuano a vivere in un'altra dimensione, come in un gioco di ruolo dove si sognano altre situazioni, tutto pur di fuggire per qualche istante dalla propria vita, dai propri problemi. Minuti che passano, inesorabili, e non pensiamo ad altro. Una volta si leggevano libri, si raccontavano storie. E Daniel Clowes ci prova, e lo fa in modo diverso, attraverso la sua inimitabile capacità di costruire spaccati di esistenze, scavando nel profondo, là dove è più facile sporcarsi, mantenendo ogni volta una sensazione di straniamento, di inafferrabilità: qualcosa che non si riesce a cogliere fino in fondo, qualcosa che rimane nascosto, chiave ed essenza dei comportamenti dei suoi personaggi. E in questa storia ad ampio respiro (che turba: i riferimenti ad attacchi terroristici agli States non possono lasciare indifferenti), Clowes affascina anche per il sapiente uso dei tempi narrativi, che si dilatano e si ritirano, come una marea che prende i sentimenti dei personaggi e li restituisce, amplificati, al lettore. In un percorso di crescita, un lettore di fumetti non può non passare dalle parti di Daniel Clowes. Fatelo, difficilmente ne rimarrete delusi. le immagini © Daniel
Clowes - Coconino Press |
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