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Jekyll & Hyde, l'ultima fatica di Fabrizio Ostani (Jerry Kramsky) e Lorenzo Mattotti, dovrebbe essere fatto leggere a chi pensa al fumetto come un'arte minore, assolutamente relegata ad un ruolo subalterno rispetto alle forme espressive tradizionali. Eppure ce ne sono di opere di altissimo livello, di eccellente spessore, e questo consueto ed abusato snobismo fa impazzire di rabbia noi appassionati della nona arte. C'è fumetto e fumetto, logico, ed è impossibile accumunare Mattotti con l'Uomo Ragno, Spiegelman con Dragonball, Mazzucchelli con Tex. Eppure è questo l'errore storico che non riesce a far crescere il numero di lettori. Quell'errore che fa scrivere a Sette, il settimanale del Corriere della Sera, nella presentazione di questo stesso albo: "In Francia l'hanno eletto romanzo del mese anche se è un fumetto". Anche se.
Jekyll & Hyde è un noir espressionista, una discesa all'inferno che lascia le retine intrise di tinte ora calde ora cupe, di segni sinuosi e chiaroscuri abbacinanti. Non saranno cancellate facilmente, queste immagini; i colori delle tavole, nel nostro ricordo, non diverranno mai slavati. Di filato, già da ora nella nostra personalissima lista degli imperdibili del 2002. Recensione di Max Bonati le immagini © Casterman
- Giulio Einaudi Editore |
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