Nel Bar #1
Sampayo, Munoz
Coconino Press, € 13,43
 

L'intreccio è l'essenza della narrazione. Qualunque storia può diventare avvincente se si riesce a cogliere l'influenza talvolta devastante che eventi apparentemente privi di significato per qualcuno hanno sull'esistenza di altri. Ed esistono luoghi pervasi di una strana magia, crocevia nei quali le persone si trovano e si perdono e in cui l'intreccio è vero e proprio paradigma dell'esistenza. Ad esempio il bar.
In un locale notturno la gente è sé stessa più di quanto non sia durante il resto del giorno e più di quanto a ciascuno di noi piaccia credere. Nel bar ciascuno si confessa senza pudore, perché il bar è come un fiume: puoi lavare la tua coscienza senza remore, sicuro che, il giorno dopo, dell'acqua che hai insozzato fino a renderla putrida non resterà la minima traccia.

Il bar di Sampayo e Muñoz, il "Joe's Bar", uno come tanti ("In America ce ne saranno 150.000 che si chiamano così" ammette uno dei personaggi) è un po' un castello dei destini incrociati per disperati, persone la cui vita sta per prendere una piega inaspettata e drammatica. Eppure le loro storie sono sempre incredibilmente vivide, estreme: come se la vita "vera" si potesse sperimentare solo sul fondo, magari tra un daiquiri e l'altro (persino in gennaio).
I testi di Sampayo hanno un che di sincopato e irregolare, creano un vortice discontinuo che all'inizio ti disorienta e alla fine ti ha portato completamente all'interno della scena, quando ti sorprendi intento a respirare allo stesso ritmo malsano dei clienti abituali del bar. I suoi dialoghi asciutti, quasi giustapposizioni di idee, hanno lo stesso suono dei chiacchiericci della folla: talvolta non sembrano tanto importanti, eppure sei lì ad ascoltarli, rapito dal fascino di un racconto narrato nel luogo giusto e con la necessaria percentuale di alcol nel sangue.

Le scene e i volti tratteggiati da Muñoz sono essenziali e decadenti, perché quando ci si aggira per la città o ci si lascia sprofondare nell'atmosfera fumosa e stantia del bar tutte le facce si somigliano un po', in tutte puoi trovare, se sai guardare con attenzione, la stessa disperazione che hanno quei due occhi che da almeno un'ora ti fissano da dietro il bancone. Poi ti accorgi che quegli occhi sono i tuoi, e appartengono all'immagine riflessa dallo specchio. Non ti riconosci più, ma non importa poi molto. Il bar è bello proprio perché, se sei fortunato, puoi incontrare perfino te stesso.

Silvio Schirru - www.ultrazine.org

le immagini © José Munoz, Carlos Sampayo - Coconino Press
 


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