DK2 vol. 1
Il Cavaliere Oscuro Colpisce Ancora

Frank Miller, Lynn Varley
Play Press Publishing, € 9,00

Naturalmente sentivamo la mancanza del Cavaliere Oscuro. Non che da quando Miller col primo Batman tetro, vecchio, disilluso e inquietante non abbia fatto scuola o siano mancati epigoni che ci hanno fatto provare emozioni egregiamente filiate da quelle: ma quei momenti drammatici, quelle forme frante e possenti, quelle composizioni in cui il fruscio elettrostatico delle immagini accostate furibondamente rendevano la tavola un disturbante ricettore di segnali impazziti… beh, chi non ha sognato di provarli ancora con lo stupore della prima lettura?

Un po' ingenuamente forse, ci siamo accostati a questo seguito del Cavaliere Oscuro sperando di riprovare la cupa magia di quella lettura, e paradossalmente lo scatenarsi di un'emozione analoga è stato intiepidito proprio dalla scoperta di materiale che ci è parso un tantino troppo analogo… Il Cavaliere Oscuro è sempre il tetro giustiziere che ha più del pipistrello che dell'angelo (e fin qui ci siamo), il nemico è sempre un governo dittatoriale che si avvale di controllo mediatico (e anche qui non è fuor di luogo), Superman ci fa sempre la figura del ragazzone che va troppo per le spicce… insomma, tutto bene, ma forse (almeno a giudicare solo questo incipit) con poca linfa fresca rispetto al primo. Naturalmente non siamo che all'inizio delle uscite, e già nel finale di questo volume veniamo avvinti dal ritmo dello scontro tra Superman e Batman con una potenza che fa passare in secondo piano ogni altra considerazione. Sembra ancora presto, comunque, per decidere se questo Cavaliere Oscuro sarà una fondamentale opera di rottura come il primo; speriamo solo che nel prosieguo Miller raggiunga, anche narrativamente, una cifra che lo scampi dal rischio di fare manierismo di se stesso.

Ipnotici e affascinanti, come sempre, i disegni (era il caso di dirlo?), supportati da colori di Varley che rendono giustizia agli scabri e solenni volumi di Miller, aggiungendo invenzioni cromatiche ben supportano l'atmosfera tecnocratico-fantascientifica della vicenda. Sono una vera gioia per l'occhio quelle tensioni di forme, quei potenti blocchi che mostrano la forza della pietra e nel contempo si sanno torcere e deformare come vetro appena soffiato, o seta.
E questa Wonder Woman qui, ragazzi miei, è da brivido…

Marco Arnaudo   


Ho comprato DK2 in originale perchè Miller è Miller. Non potevo perdermi il nuovo Cavaliere Oscuro. Dovevo esserci, ma ...
Mi ha deluso, profondamente. Poca anima, poca storia, poca originalità. Se fai il seguito di un capolavoro è inevitabile e logico prestare il fianco alle critiche. Ed allora se vai avanti con convinzione significa che ci metti il doppio dello sforzo creativo. Per non deludere.
Non fai il calco dell'opera precedente, ma innesti qualcosa di nuovo, cerchi di affondare la stoccata che nessuno si aspetta. Come minimo. Altrimenti lasci perdere l'idea ed eviti i confronti. Invece Miller per giustificare il suo DK2 dichiarava di voler "semplicemente raccontare una nuova storia di supereroi", di voler "tornare a giocare con loro". O qualcosa del genere.

Mi torna in mente quello che Alex Ross disse quando si diffuse la voce di Miller al lavoro su DK2. Disse qualcosa del tipo: "Io non l'avrei mai fatto. Non ha senso. So perchè Miller lo sta facendo, si sta trasferendo di nuovo a New York e sapete tutti quanto costino gli appartamenti nella Grande Mela!".
Moore, interrogato in proposito sull'ipotesi di fare anche lui il seguito di Watchmen, categorico disse: "Non c'è alcuna possibilità che io torni a scrivere Watchmen. Avevo una storia da raccontare e l'ho raccontata. Fine".

Che Miller avesse qualche altra storia, valida, del Cavaliere Oscuro da proporre? Ne dubito. Non mi viene in mente un passaggio che uno, memorabile, forse il sesso selvaggio tra Superman e Wonder Woman (se è sul numero 2 scusate per la fumosa anticipazione ;-)), forse ... ma per il resto è sempre il solito approccio "grim and gritty". Ed i disegni sono assolutamente tirati via, con dei colori che affannosamente cercano di dare un tocco in più che ne mascheri le mancanze, e falliscono anch'essi. Miller disegna come se fosse il bianco e nero di Sin City, senza tener conto che poi ci sarà la fase di colorazione, e dire che la colorista è la moglie! Avrebbe dovuto avere il coraggio di proporre un Batman in bianco e nero, assoluto, dicotomico. Ecco... poteva essere una trovata. Invece ...

Diciamocelo, francamente, DK2 è una solenne delusione. Non c'è necessità d'attendere la lettura del terzo volume, non esiste trovata capace di ribaltare tutta l'inutilità di una operazione simile. Non è possibile salvarsi in extremis e strappare un "sufficiente".

E pensare che aspettavo con ansia l'uscita di Jesus!

smoky man - www.ultrazine.org   

Su Ultrazine, dagli amici di Rorschach un'altra recensione del DK2 su http://www.ultrazine.org/ultravisioni/dk2/dk2.htm

le immagini © DC Comics - Play Press Publishing
 


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