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Purtoppo questo ciclo del Punisher di Garth Ennis mi è parsa inferiore alla precedente saga: un po' troppi cliché, un pizzico di divertimento in meno. Frank Castle lascia l'amata New York per un'avventura esotica a Grand Nixon Island, sulle tracce del russo già visto nella prima saga (ma è giusto continuare a parlare di un russo, considerate le sue... ehm... enormi trasformazioni?) e del Generale Kreigkopf, padre padrone dell'isola dei mercenari. Restano però i consueti momenti dissacranti, come la memorabile apparizione sulla scena di un Uomo Ragno mai così tanto umiliato e beffeggiato. Il momento migliore del volume è certamente costituito dal sesto episodio, a sé stante, molto lontano dalla verve scanzonata dell'irlandese maledetto. Una storia amara e dolente, nel quale viene esaltata la perversa ma assolutamente coerente logica comportamentale di Frank Castle. Uno schiaffo alla New York della tolleranza zero, dove "se cadi, nessuno ti raccoglierà": dove le brutture sono cacciate sotto un tappeto, o spostate solo qualche isolato più in là. Certo, trovare una critica così impietosa alle politiche del sindaco Rudolph Giuliani proprio nell'albo del "giustiziere fai da te" può apparire un nonsense, ma non si può dire che alle stramberie di Garth Ennis non siamo abituati. Max Bonati le immagini © Marvel
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