| |||||||||
|
NUVOLE
LONDINESI Naturalmente viaggiare attraverso ogni grande città, se si è dotati di un po’ di spirito metaforico, può ricordare il percorrimento di una complessa tavola a fumetti: l'impregnarsi una appresso all’altra delle zone, dei quartieri, delle culture e degli aromi di differente provenienza delle metropoli, può far tornare alla mente tanto i grandi spazi e i mutamenti di scenario del fumetto d’avventura tradizionale quanto l’accostarsi delle vignette sulla tavola, magari quella di un fumetto che ha linee di lettura tendenziali ma non fisse (tipo Le tre strade di Trondheim-Garcia). Con Londra, però, accade qualcosa di più preciso: sarà la speranza di incontrare in ogni pub un Alan Moore ubriaco che biascica di ermetismo vittoriano; sarà la luce innaturale dei lampioni che, resa abrasiva dallo smog, ricorda le chine di una tavola di Battaglia; oppure sarà la frutta che, irradiata di neon fuori dai negozi dei pakistani, sembra provenire da una quadricromia dei tempi passati… o forse, più semplicemente, il curioso rispetto della capitale inglese per le forme di comunicazione contemporanea… in ogni caso, una certa atmosfera fumettistica, a Londra, si respira più a fondo, e per un appassionato come il vecchio Marco Arnaudo questo significa ancora qualcosa…
Il seguente testicciolo, naturalmente, non pretende di trattare con
completezza un argomento (le fumetterie di Londra) che, tutto sommato, non
richiede in nessuna maniera di essere esaurito. A Londra le fumetterie non
mancano di certo, e anche se le guide turistiche non le registrano è possibile
con banalissime ricerche su internet accedere a un cospicuo elenco di esse. Esistono, piuttosto,
due ordini di rischi e di problemi: 1) di vedere se cio’ che vi viene promesso
esiste; 2) di vedere se è come viene descritto. Ad esempio, a proposito della
prima istanza, voi pescate su internet l’indirizzo di un fantomatico negozio di fumetti chiamato
Knockabout Comics, vagate
infruttuosamente per un giorno intero nelle traverse di Portobello Road per poi
scoprire che si tratta di uno studio di grafica che nulla ha a che vedere con la
vostra ansia di acquisti al minuto. Oppure, secondo punto, trascorrete un giorno
in metropolitana per arrivare ad uno stambugio di periferia dove un ciccione
scozzese semisbronzo vi sventola sotto il naso quattro giornaletti squinternati
e ve li chiama arte. Se tutto cio’ vi aggrada fate pure, liberissimi. But
in my humble opinion la questione è, piuttosto, di selezionare tra tanta
ridda di indirizzi potenziali e potenzialmente mariuoli i luoghi con del
materiale degno di nota, e magari senza essere depredati da venditori-barracuda.
Se dunque vi possono interessare i consigli di un appassionato italiano che si
è trovato a confrontare la propria ansia di fumetto con le modalita’ non
sempre semplici di Londra, bene, queste sono alcune considerazioni (sempre nello
spirito recensorio di Stanza101) che
vi potrebbero tornare utili durante visite, viaggi e soggiorni nella capitale
inglese. Ricordate che coi voli supereconomici di oggi si possono davvero fare
fugaci visitine a puro scopo di shopping… tutte le opinioni successive,
naturalmente, testate sulla mia pelle e sul mio portafoglio.
Forbidden Planet: l’osannato, mitico, leggendario negozio di fumetti a tre piani; uno dei posti fondamentali di Londra come il Big Ben o il Ministry of Sound; eppure, esattamente come quando ci si confronta con questi, non bisogna temere di restarne un po’ delusi. Scendete alla stazione della metropolitana di Tottenham Court Road, prendete l’unica via piena di grossi palazzi di cristallo e ve lo trovate sulla destra. L’impressione di supermercato Standa che avete al momento dell’ingresso verrà confermato durante tutta la vostra visita. Si tratta di un posto certo grande e come tale fornito, ma anche piuttosto sopravvalutato. Il materiale in vendita è solo in parte costituito da fumetti; per il resto, vi troverete a diguazzare tra modellini, cards, pupazzi, romanzi di sci-fi e fantasy, tazze, magliette, portachiavi, etc etc: tutte cose sacrosante, per carità, ma che disperdono la parte fumettistica e mascherano, ahimè, qualche penuria non banale nelle scorte. Cioè, da Forbidden Planet ci si diverte e si può passare un buon pomeriggio, ma in maniera frivola non sempre trovando materiale fondamentale: talvolta, insomma, è un po’ come andare in un salone di automobili dove vendono solo le carrozzerie…
Comic Showcase: scendete a Leicester Square e ve lo trovate davanti sotto un bel portico di mattoni a vista. Pratico e ordinato, ha una bella raccolta della linea Vertigo, una discreta fornitura di saggistica sul fumetto (cosa non semplice da trovare persino a Londra!), un po’ di tutto quello che vi serve e un piano sotterraneo dedicato all’usato. Inoltre vi potrete trovare degli impiegati competenti e cortesi ed anche, se avete fortuna, un proprietario cordialissimo e di infinita cultura: questo mastodonte della narrativa disegnata vi intratterrà su qualsiasi testata vi venga in mente e vi fornirà anche la rassicurante certezza, qualora gli nominaste una serie che non conosce, che quella serie non esiste.
Gosh!: fumetteria proprio di fronte al British Museum e accanto al Tavern Museum, pub abitualmente frequentato da Marx qualche anno addietro. Lo notate fin da lontano per la svettante insegna con il simbolo di Batman che incombe su tutta Museum Street. Piccolo ma intenso, Gosh! offre una buona scelta di nuove uscite e volumi arretrati. Ha anche, per chi fosse interessato, un settore sotterraneo dedicato a tavole originali di disegnatori inglesi, sopratutto vignettisti di satira politica. Questa fumetteria offre insomma l’occasione per una meravigliosa giornata di crescita spirituale: in mattinata, visita alle mummie e ai vasi rotti del British Museum, poi un accurato shopping da Gosh! (attenzione che chiude alle sei di pomeriggio) e infine una grossa bevuta al Tavern Museum sfogliando i nuovi acquisti e discutendo di lotta di classe e dittatura del popolo. Comics & Books Exchange: negozio di libri e fumetti usati accanto alla stazione di Notting Hill Gate. Prendete l’uscita dalla metro su Portobello Road, girate alla prima destra e ve lo trovate sulla destra, con una tetra insegna nera sull’ingresso. Si tratta di un posto angusto, scuro, e spesso reso greve dalla sudorazione degli appassionati stipati in pochi metri quadri come manzi in viaggio per il macello. In più, i commessi sono sgarbati e incompetenti in materia; cercano sistematicamente di fregarvi sul resto o adoperano un trucco ancora piu’ subdolo: voi comperate 20 albi, il tipo al bancone traffica, cincischia, e poi con grande abilità vi infila nella busta di plastica solo 16 degli albi pagati. Voi ve ne accorgete qualche ora dopo a casa, ma tanto ormai è fatta (testimonianza personale - fate attenzione, in particolare, al tizio con la barba e i capelli rasta: da notare che, non a caso, tutti i furfanti dietro al bancone hanno rifiutato di farsi fotografare per questo articolo!). Perché allora segnalare questo postaccio? Ma perché si tratta forse del posto piu’ interessante in tutta Londra, ahinoi, per fare affari coi fumetti. Il loro giro e ricambio di fumetti usati è assolutamente impressionante: scatoloni interi di materiale appaiono e scompaiono nel giro di poche ore; intere collezioni cambiano di padrone in minuti e nell’arco di poche giornate il loro stock di fumetti si trasforma quasi da capo. Insomma, bisogna prendere la faccenda come una vera e propria missione e nonostante tutti gli svantaggi passare da Comics & Books Exchange ALMENO una volta al giorno. Mostrando tale costanza e dedizione si possono trovare volumi particolarmente rari, o avere modo di conoscere materiale inusuale e difficilmente reperibile sugli scaffali di altri negozi. Inoltre, a fare attenzione ai lordi maneggi dei commessi, i prezzi sono davvero vantaggiosi e la qualità dell’usato relativamente alta. Ultimo vantaggio: è aperto anche la domenica, e sino alle 8 pm!
Mercati: Londra è piena zeppa di mercati del libro usato ma, differentemente che in Italia, in questi luoghi si fatica a trovare qualche fumetto di seconda mano. Diffidate del mercato del libro usato a South Bank il sabato mattina come della fiera del libro allo Spitalfield Market; l’unica speranza è di scavare via qualcosa dal mercato di Brick Lane (accanto all’omonima stazione della metro) in un grosso capannone in cui, tra monnezza di ogni genere, potreste incappare negli oggetti più impensabili, dalle tavole dei vecchi Difensori alla testa imbalsamata di Stan Lee. Librerie: Anche i negozi di libri piu’ rinomati (ad es. Waterstones) non sempre dispongono di accettabili scaffali di fumetti. Le uniche in cui potreste trovare una -quasi- dignitosa collezione di graphic novels sono Foyles e Borders, una di fronte all’altra a venti metri a sinistra della stazione di Tottenham Court Road. Questi posti non hanno niente di eccezionale come scelta, ma va ricordato che: 1) se siete abbastanza sfacciati, vi potrete leggere come se foste in una biblioteca tutti i volumi che differentemente non vi potreste mai permettere; 2) se vi trovate d’improvviso in crisi di astinenza da fumetto, Borders è l’unico posto aperto a Londra dove fino alle 11 di sera potrete trovare qualche pagina disegnata. Biblioteche: la British Library (accanto alla stazione di King’s Cross) dispone di un certo numero di fumetti, ma si può rivelare preziosa soprattutto per la sua raccolta di saggi e testi critici sull’argomento. Se poi richiedete del materiale “disdicevole” (e un’innocente goliardata di Robert Crumb basta ampiamente a far scattare il caso) proverete l’onore di venire relegati a leggere in una sezione speciale della sala dei libri rari, probabilmente per non turbare la sensibilità dei vicini di tavolo. C’e’ poi da sfruttare l’occasione di leggere finalmente il famigerato The Seduction of Innocent di Wertham, qui presente nell’edizione inglese del 1955: potrete così smetterla di citarlo per sentito dire e scoprire coi vostri occhi come questo testo mostruoso sia un concentrato arroganza e oscurantismo, tutti giocati su una retorica astutissima e priva in effetti della benché minima documentazione scientifica (uno dei segreti del successo del libro - perché Wertham era un pessimo psichiatra, ma come oratore demagogico, niente da dire, ci sapeva fare). Documento storico e sociologico imprescindibile! La
casa dell’ incubo: un’ultima curiosità. Se state gironzolando dalle
parti di Paddington e vi avanzano cinque minuti, potreste volervi levare lo
sfizio di dare un’occhiata alla casa di Dylan Dog, notoriamente sita in Craven
Road numero 7. Scendete a Paddington e
prendete a destra, la trovate dopo una cinquantina di metri. Purtroppo non
troverete né il campanello urlante né la simpatica verve
di Groucho, ma un semplice e minuscolo ristoro italiano (di quelli alla
buona) chiamato Bruno’s Bar. Cose
che capitano; in fondo anche nella casa di Parigi dove Proust scrisse la Recherche
oggi hanno messo una banca… Pare che il Bruno’s Bar sia un locale
piuttosto nuovo (ancora nel ’97 allo stesso indirizzo stava un fruttivendolo),
eppure mi piace di immaginare Sclavi che nei anni ’80 siede ad uno di quei
tavolini e sceneggia L’alba dei morti
viventi davanti a un grosso piatto di uova con bacon
e una pinta di buona birra… Modest Proposals
I consigli che seguono vorrebbero essere un minimo elenco di testi non ancora tradotti in Italia che Stanza 101 porge come modesto suggerimento di ricerca al lettore italiano che passa in Inghilterra o che traffica con i negozi telematici; e pure, se possibile, una scintilla di curiosità per l’editore che stia cercando all’estero dei titoli che vorrebbe tutti in Italia leggessero alla fermata del bus. In mancanza di un catalogo unico delle pubblicazioni italiane, mi si perdonino i titoli che spaccio come grandi novità ma che invece sono stati pubblicati in Italia a mia insaputa, e li si prenda come suggerimenti di ri-lettura. Queste di seguito, comunque, le cose che nessun essere umano dovrebbe perdere: Ed The Happy Clown di Chester Brown (https://secure.drawnandquarterly.com/cgi-bin/dq3.cgi?head=brown&content=order-brown): una disturbante storia dall’autore che in genere conosciamo per gli elegiaci toni di Non mi sei mai piaciuto. In Ed The Happy Clown, invece, Brown pigia a fondo sulla sopportazione del lettore ed inventa un disturbante caleidoscopio di visioni quasi insopportabili. Nel suo tratto secco e scarno prende forma un delirante vagabondaggio tra dimensioni parallele, che include inquietanti mutazioni fisiche, pagliacci tristi e rasati a zero, scienziati pazzi che cambiano di formato, portali dimensionali che si aprono nel corpo dei personaggi, tonnellate di feci e la testa di Ronald Reagan che va a finire in un posto VERAMENTE anomalo… forse in Italia solo la Topolin oserà proporre tanta intransigenza estetica… ma è da leggere e da amare in ogni caso… The
Adventures of Tony Millionaire’s Sock
Monkey, di Tony Millionaire (http://www.maakies.com/sockmonkey.html): il
titolo dice non tutto, ma buona parte. Si tratta delle straordinarie avventure
di una scimmia di pezza e di un corvo finto (giocattoli di annoiati signorotti
vittoriani) che affrontano la loro magione come un luogo di mirabolanti
scoperte, combattono bucanieri dei galeoni modellino, cercano di riportare nei
luoghi di origine delle teste di selvaggio tagliate ed essiccate (oltre a
prendere sistematiche sbronze e comporre canzoni sull’argomento).
Nell’insieme, ne risulta una fantasia maliconica ed elegiaca che pesca
intelligentemente dal feticismo giocattolesco di Tim Burton e che si traduce in
un incantevole gioco di allusioni e sospiri. Il sostenuto linguaggio usato dai
personaggi ci trasporta nel tenero mondo delle filastrocche, delle canzoni di
Natale e dei cerebrali limericks (e
infatti richiederà traduttori italiani a dir poco geniali); le invenzioni
visive ci regalano il mondo distorto ed enorme che abbiamo scordato quando
sfortunatamente ci hanno insegnato a leggere. Da notare di Tony Millionaire
anche la raccolta Maakies, di
argomento simile a questo, talvolta eccessiva e gratuita nelle sperimentazioni
formali ma certo interessante. Lenore di Roman Dirge (www.spookyland.com): forse il miglior momento della scena anglofobna contemporanea. Meravigliosi racconti brevi, gags od occasionali storie che gravitano attorno a Lenore, una dolce e tenera bambina morta che spande intorno a sé delicatezza, innocenza ed efferata violenza (e che ha per spasimante l’indimenticabile Mr. Gosh, pupazzo di stoffa dagli occhi a bottone destinato via via alle morti più bieche). Lenore si muove in un mondo leggero e deformato di fatine burlone, giocattoli viventi, bambini divorati dai piccioni, reminescenze del cinema degli anni ’30 e, nuovamente, canzoncine di ipnotica bellezza (sublime quella che Lenore canta aggirandosi per i boschi vestita da coniglietto ed armata di un grosso martello per spiaccicare gli animali). C’è qualcosa di comune nell’arcipelago di origine di Lenore e Sock Monkey (che per entrambi converge nella Morte malinconica del bambino ostrica di Burton), ma i due autori riescono a fondere i temi dell’oggetto animato, dell’infanzia macabra, del ludismo per la morte e la disgrazia, in due sistemi di emozioni originali ed coinvolgenti: più goliardici e fracassoni quelli di Millionaire, più elegiaci e poetici quelli di Dirge. Too
Much Coffee Man di Shannon Wheeler (http://college.antioch.edu/~pbradley/tmcm/):
una delle vette del revisionismo supereroistico. Too
Much Coffe Man sembra all’inizio una bella parodia degli stilemi del
genere, e come tale intrattiene e diverte. Sono già stupendi, di per sé, il
costume dell’eroe inclusivo di megatazza di caffè sulla testa, i suoi occhi
dilatati dall’abuso di caffeina e la tuta che rivela un fisico
fantozzianamente cinto da rotolini di lardo. Più si legge, però, più ci si
accorge che Wheeler possiede un’abilità assolutamente straordinaria nello
sviscerare e smitizzare tutti i luoghi comuni, e non solo del fumetto
supereroistico, ma anche dei disegnatori e dei lettori in genere. Il suo
impetoso catalogo di banalità e sciocchezze gravitanti intorno al mondo del
fumetto è impressionante per ricchezza e precisione, affascina con la potenza
di una sentenza divina. Beato colui che riuscirà a leggere Too
Much Coffee Man senza tremare almeno almeno una volta o senza accorgersi, un
secondo troppo tardi, che sta ridendo di se stesso... Da antologia lo scontro
tra Too Much Coffee Man e Cliché, spietato supervillain
che stende i propri nemici a forza di mostruose frasi fatte. E da notare, anche,
l’impatto denso e saporoso della tavola di Too Much Coffee Man, che con le sue azzardate deformazioni e con
certi eccessi di tratto lascia intatte e ben visibili le proprie radici
fanzinare, indipendenti, e artigianali. foto
amatoriali di Marco Arnaudo e Adrian Brekzie | |||||||||
|
| |||||||||
|
Tutte le
immagini ed i marchi riprodotti in queste pagine, dove non indicato
espressamente, |