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Giunti ormai alla fine del XX° secolo (ehi, non sarete mica tra quelli che hanno creduto che con il 2000 fossimo entrati nel XX!°, vero? E' una pura questione matematica...), occorre osservare con sguardo disincantato la storia di cent'anni crudeli e meravigliosi, fatti di fiumi di sangue che attraversano trincee fangose, di cupe ciminiere e corpi scheletrici, di fuochi dal cielo che illuminano il mondo per un istante e fondono cose e persone, di bimbe piangenti con il corpo devastato dal napalm. Ma è stato anche il secolo della tecnologia e della scienza, dell'elettricità, del volo, dello spazio e del computer, di una serie di scoperte, cioè, mai prima così ravvicinate nel tempo e foriere di mutamenti sociali radicali, che oggi attraversano le nostre case vestite di in un fascio di 1 e 0, linguaggio binario che segna e disegna il nostro futuro a venire. E' il
secolo dell'immagine, non più dipinta da mano d'artista ma impressa su lastra,
catturata su pellicola, destinata a raccontarci la Storia, e a raccontarla a
quelli che verranno. Malgrado
tutto, però, secondo noi la storia non decolla mai davvero, non vola alta
come forse l'autore di Sambre aveva un po' pretenziosamente sperato.
Tavole ottimamente costruite, tratto raffinato, cura editoriale ottima... ma un
alone di freddezza permea tutta la narrazione, che vorrebbe emozionare ed invece
tiene le distanze. |
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