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E' la Los Angeles che abbiamo amato nei capolavori di James Ellroy. Una città cinica, dove il puritanesimo americano perde d'incanto il suo sottile velo ipocrita. I vizi nascosti delle tante star di Hollywood vengono in parte svelati dai flash dei tanti giornali scandalistici che promettono di raccontare tutta la verità, mentre la mafia veglia su ogni cosa, polizia compresa. Una Los Angeles che rimane sullo sfondo di questa storia che si gioca sul filo dei sentimenti, delle emozioni, dei ricordi sempre meno sfuocati del protagonista, un fotografo che ricostruisce i bui momenti del suo passato grazie ad un tragico evento scatenante, l'assassinio di una persona comune, due occhi sbarrati che fissano il nulla e gli sconquassano l'anima, perseguitandolo fissati nello sviluppo della pellicola grazie ai sali d'argento. Recupererà per intero la memoria sotterrata negli anfratti oscuri della psiche, il fotografo Bob Keller, ma si rifugerà sempre più spesso nella facile deriva della bottiglia, acquistando per pochi dollari una ragione per tirare avanti. Michele Petrucci, personale nella sua linea chiara sofferta e straniante, con Sali d'Argento racconta una piccola storia, cui forse avrebbe giovato qualche pagina in più per approfondire i temi della rimozione del passato e del mentire a sé stessi. Quel che è certo, è che le fin troppo placide acque del fumetto italiano sembrano finalmente incresparsi: Innocent Victim, Black Velvet, Coconino, Mare Nero, PuntoZero e tante altre piccole realtà attente e rispettose del lavoro degli autori contribuiscono a formare tante interessantissime onde di disturbo. Noi, sulla nostra barchetta di appassionati di fumetto, facciamo il tifo perchè scoppi la tempesta. le immagini © Michele Petrucci |
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