Povero Pinocchio
Storia di un Bambino di Legno
Alessandro Bilotta, Emiliano Mammucari
Montego, lire 8.000

E' uscita l'anno scorso, questa favola struggente, questa lieve storia che prende a prestito il burattino di Collodi per raccontarci com'è difficile diventare grandi. Il burattino è il bambino dentro ognuno di noi, che ha ancora emozioni sincere, entusiasmo e spontaneità: nessuno schermo lo separa dal mondo, nessuna finta pelle nasconde il suo vero io.

Poi, si diventa adulti. Fili invisibili ci tramutano in veri burattini: le convenzioni sociali, i rapporti di potere, le meschine convenienze, una ragnatela di regole e comportamenti che ci imbrigliano nella normalità. Dice Pinocchio Bilotta: "I grandi dicono che bisogna crescere per capire. Io adesso capisco benissimo. I grandi mi diranno tante bugie come se le dicono tra loro. Com'è duro il mondo da grande... Nessuno dice la verità". Meglio rimanere un po' bambini, dunque, mantentendo uno sguardo innocente ed aperto verso il mondo, fatto più di domande senza risposta che di risposte (e sentenze) definitive. 

Un duplice bravo, quindi, allo sceneggiatore Alessandro Bilotta e ai disegni liquidi ed intensamente cromatici di Emiliano Mammucari, per questa storia che ci fa riflettere riguardo a dove stanno pigramente conducendoci le nostre esistenze alla deriva. Degli stessi poliedrici autori, stiamo leggendo Il Dono Nero, miniserie di 3 giunta al secondo numero. Tanto i due sono leggeri e solari in Pinocchio, tanto la nuova storia è nerissima e brutale. Prima di esprimere un giudizio, però, preferiamo aspettare il terzo numero. 

le immagini © Billotta-Mammucari, Montego 


Il vostro parere su Povero Pinocchio:
Il formato è grande, tipo Asterix, ma spillato, 24 pagine, a colori. Stampa e carta ottimi. La storia sembra essere l'ennesima rivisitazione del classico di Collodi, ma 24 pagine sono un po' pochine, e difatti dell'opera di Collodi sono presenti solo Pinocchio, il Gatto e la Volpe e un paio di altre citazioni. Credo che qui Pinocchio sia poco più di un pretesto, non ci sia da parte degli autori l'intenzione di raccontare la loro versione di Pinocchio: "Un burattino non si fa domande, non deve studiare, non deve rispondere di niente a nessuno e se ne sta in vacanza. Mette in pratica quello che i bambini in carne ed ossa possono solo immaginare di fare proprio perchè bambini. E allora perchè dovrebbe diventarlo?". Credo che il concetto finale si possa trovare riassunto in queste frasi, scritte dagli autori stessi nel risvolto della copertina.
Il fumetto inizia con due tavole in cui sono disegnati dei burattini classici che recitano in un carro, fra cui compare Pinocchio. Raccontare il resto della storia è un po' difficile, perchè le figure di Pinocchio e di un bambino che "si ribella" si intrecciano in piani narrativi che sembrano paralleli ma che si intersecano. Pinocchio che fa le sue esperienze (con il Gatto e la Volpe, per esempio), e che ritiene importanti per imparare... altrimenti non avrebbe mai, se fosse bambino, la possibilità di provare e di imparare di persona. "Le mie monellerie, le mie burattinate, mi fanno scola più di un bravo maestro. Se nascevo subito bambino giammai l'avevo un insegnante così. Secondo me tutti dovrebbero nascere burattini, cosicchè dopo vogliono diventare bambini", ragiona Pinocchio in una vignetta. Non ci sono refusi, volutamente Pinocchio parla così. Il lessico talvolta ricorda quello ottocentesco di Collodi ("Buon bagno, signori assassini!"), e la cosa non può che fare piacere. Ovviamente a me! :))
Il piano temporale del racconto non sembra essere coerente... sembra quasi che ci siano poche scene del Pinocchio collodiano, con continui flashback, alcune del Pinocchio "riflessivo" e altre di un bambino che vuole rifuggere la sua reatà, diventare forse burattino, acquisire lo status di marionetta, perchè più libero, spensierato, e forse in definitiva più capace di imparare, per poi alla fine sperare e voler essere un bambino di nuovo... pur sempre con l'idea che prima o poi dovrà diventare grande.
Sono solo 24 pagine, ma dense e complesse. Forse il bambino di pochi anni può apprezzare i disegni, semplici e chiari, colorati a pastello e acquerello, molto graziosi, ma indubbiamente il genitore avrà delle difficotà a spiegargli il resto della trama. 24 pagine che fanno riflettere, non solo sull'innegabile idea del bambino che non vuole crescere, o che, meglio, crescere significa perdere quel modo di essere tipico dei bambini: ingenui, ma felici, che non si pongono troppe domande ("Ancora non sono ragazzo e già mi faccio un sacco di domande... che prima non me le sono mai fatte.. chissà poi dove sono le risposte" - ragiona Pinocchio) ma anche che ribalta il concetto di bugia presente nell'opera di Collodi: "I grandi mi diranno tante bugie come se le dicono tra loro", dice il bambino in carne ed ossa, e non si può non dargli ragione.
Il bambino reale, a scuola, si rende conto che maestro e compagni sono dei burattini loro stessi (una reminescenza pinkfloydiana?), e vuole scappare (e scappa) da questo, vuole essere come Pinocchio, libero, libero dai fili del burattinaio che lo trattengono, e libero di sbagliare, di fare marachelle, ma di imparare, alla fin fine, perchè si rende conto che dovrà comunque imparare, che dovrà comunque diventare grande... ed essere grandi non è sempre bello. "I grandi dicono che bisogna crescere per capire... io adesso capisco benissimo". Un'ultima frase, che non riporto (andatevela a cercare in fumetteria! :PPP), bellissima, chiude il libro, ma apre nuovi pensieri e riflessioni (che possiamo anche impostare qui! ^__^).
Se non si era capito, il libro è IMHO consigliatissimo!! 

MailMaster C.

E' un rischio muoversi con il BEST SELLER (Dopo la Bibbia c'è il discolo fiorentino...ma la Bibbia è la Bibbia!!!)...si puo' obiettare la scelta esigua degli episodi scarni rivisitati...ma per meno di 30 pagine non si puo' pretendere altro no? Leggetelo gente...
Giovanni Esposito

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