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Storie
da Altrove
L'Ombra che Sfidò Sherlock
Holmes
Carlo Recagno, Giuseppe
Palumbo
Sergio Bonelli Editore, lire 6.500
Tornano
puntuali (insomma...) le Storie da Altrove, con un racconto che è la
logica prosecuzione de La Cosa che Attende nella Nebbia, edito lo scorso
anno. Occorre subito sottolineare il buon livello qualitativo di questa
serie, un esempio di come anche tra i fumetti popolari possano esistere
idee interessanti (seppur, come spesso accade, frutto di una contaminazione di
storie e spunti già digeriti dal lettore), tradotte su carta con grande cura ed
efficacia. E'
il caso anche de L'Ombra che Sfidò Sherlock Holmes, la cui avvincente
trama ottimamente congegnata da Carlo Recagno miscela steampunk e Twin Peaks,
portandoci a spasso tra i boschi del confine americano-canadese amatissimi fin
dai tempi della serie televisiva di culto di Mark Frost e David Lynch.
La storia si svolge alla fine del secolo scorso, ed il lettore viene condotto
per mano attraverso i sentieri dell'incredibile da un anfitrione d'eccezione, Sherlok
Holmes, prestato dal Governo Britannico a quello degli Stati Uniti, nella
cui base Altrove vengono studiati inspiegabili fenomeni ed inventati
incredibili macchinari.
L'incrollabile
ostinazione di Holmes nel ritenere mere superstizioni tutte le voci su qualsiasi
evento soprannaturale verrà messa a dura prova nel corso di questa avventura,
che deve molto del suo fascino ai magici disegni di Giuseppe Palumbo, l'unico
autore, ci sembra, che riesce a mantenere praticamente intatto il suo stile pur
lavorando per Bonelli. Tra l'altro la storia è un pizzico pepata, molto
sensuale nel gran sfoggio di guepiere esibito da discinte ragazzone, fatto
piuttosto insolito dalle parti di Via Buonarroti.
Le tavole, pur costrette spesso e volentieri nella rigida, classicissima
griglia, sono un tripudio di dettagli, e spesso, quando le scene si fanno più
cupe ed ammantate di nero, una vera e propria gioia per gli occhi. Nelle pagine
in cui Palumbo ha lasciato libero sfogo alla sua arte, il suo efficacissimo
bianco e nero ci ha ricordato altri grandi autori, Schuiten ed Andreas. Peccato
per il formato, tascabile e perciò assolutamente penalizzante, e per la
tradizionale e un po' logorroica abitudine di dover spiegare con fiumi di parole
anche il più piccolo avvenimento.
Per il resto, tanto di cappello. le
immagini © Sergio Bonelli Editore
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