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Era cominciata bene questa miniserie, varata dalla Marvel con un unico intento: riscrivere le origini degli Uomini X, raccontandole alle nuove generazioni di aficionados, modernizzandole un po', soffiando via quel filo di polvere accumulato negli anni sui figli dell'Atomo. La storia si svolge infatti negli anni 90, in college non più apparentemente lindi e puliti come nei favolosi sixties ma esplicitamente politically uncorrect, un luogo dove essere aggressivi, violenti, dove girano droghe ed armi, dove la prevaricazione ed il disprezzo razziale dimostrano costantemente la propria forza intransigente.
Il contributo di Rude è durato però appena tre numeri, e la sostituzione del disegnatore con altri artisti (di per sè qualitativamente sufficienti ma troppo differenti per stile e colorazione dalle tavole di Steve), è coinciso con un evidente calo nella storia di Casey, trasformatasi rapidamente in un prevedibilissimo confronto tra Xavier e Magneto e sulle loro divergenze relativamente alla soluzione, pacifica o meno, da adottare al problema mutante: l'addio di Rude si è fatto indiscutibilmente sentire, facendo perdere per strada quella patina di magia grafica che aveva ammantato il racconto fino a quel momento. Peccato: in definitiva, abbiamo solo letto un'altra storia degli X-Men. La solita, purtroppo. le immagini © Marvel Characters, Marvel Italia-Panini |
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