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E' spesso difficile, per noi, apprezzare appieno molte delle produzioni targate Kappa Edizioni, essendo usciti non da poco (sigh) dal periodo dell'adolescenza, delle passeggiate nel Corso per guardare le ragazze, delle prime uscite notturne, dei primi innamoramenti. La verità, atroce, è che ci sentiamo vecchierelli, ogni volta che leggiamo un romanzo di questo tipo. Sentiamo un po' di nostalgia per un periodo difficile e bellissimo, in cui non si è più bambini e non si è ancora adulti. Rimpiangiamo la nostra stupidità, la nostra avventatezza, perfino i nostri brufoli. Persi nel tram tram attuale, pensare a quel periodo ci fa solo sospirare.
E' la storia di Oberdan, un ragazzo normale e un po' riservato, preso per i fondelli dalla perfida cattiveria dei compagni; ci vengono svelati i suoi pomeriggi passati a caccia di fumetti supereroistici, le sue partite a Subbuteo (e chi se lo ricorda alzi la mano, in quest'epoca di videogiochi ultradettagliati), il palpitare del suo cuore alla vista di Bunny, la ragazzina che invece di emarginarlo parla con lui, cercando dietro i suoi molteplici strati di diffidenza quello che gli altri non riescono a vedere: una persona mite, buona, generosa, un alieno su questa terra, assai più reale degli extraterrestri che per tutto il racconto sembrano prossimi a sbarcare sull'isola. Struggente. le immagini © Otto Gabos, Kappa Edizioni |
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