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Fone Bone e la sua allegra combriccola di compagni sono ormai divenuti un appuntamento irrinunciabile per molti lettori italiani di tutte le età. Afferma il creatore Jeff Smith nell'intervista pubblicata sul numero 1 della rivista Autronia (Black Velvet, 1997), traduzione di quella apparsa sul glorioso Comics Journal di Gary Groth: "Sto scrivendo per gli adulti. L'unica ragione per cui può essere letto dai bambini è solo perchè mi mantengo fedele al genere di fumetti che ho sempre voluto leggere quando ero un bambino (...) Ero sempre alla ricerca di un fumetto con dei personaggi come Asterix o Zio Paperone ma con una storia più intensa, un'avventura più grande che fosse costruita in modo molto più solido e che avesse un respiro maggiore. Ai miei personaggi possono accadere delle cose, e gliene accadranno". Ed è proprio questa, forse, la chiave del successo di Bone: un nostalgico ricordare, che non vuol dire imitare, atmosfere legate a noi da un imprinting fanciullesco, da momenti di lettura serena ed incontaminata.
Ancor più brutta risulta la seconda storiella, incentrata sul pestifero cinghialetto Riblet. I disegni di Stan Sakai, troppo grezzi e perciò dissimili dal tratto pulito ed ordinato di Smith, concludono l'opera. Peccato. le immagini © Jeff Smith, Macchia Nera - per Autronia, © The Comics Journal, Black Velvet |
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