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Fra fantasmi che ritornano e proiettili vaganti, il racconto è uno scontro a muso duro con il passato che ritorna, implacabile. Non si può sfuggire al proprio destino, sembra dire Charyn, nemmeno se ci si impegna con tutte le proprie forze: esistono storie già scritte, esistenze già delineate, basta buttare giù la prima tessera e le cose degenerano, un domino inarrestabile che travolge tutto e tutti. Alla fine, per Sonya, attraversare nuovamente la soglia del carcere evoca un sorriso: sommersa dall'affetto delle compagne di cella, è un po' come tornare a casa, alla casa dolce ed accogliente che non ha mai avuto. Jerome Charyn, affermato scittore di noir un po' bislacchi e surreali, narra una bella storia, tagliente e sincopata, fatta di molti silenzi ed illustrata con tratto quasi naif da un eccellente Loustal, molto efficace nel descrivere con tratto evocativo lo sporco e la desolazione di un Bronx che cade a pezzi. le immagini © Casterman, Mare Nero |
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