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Scrivemmo una recensione entusiasta, per la serie degli Inumani scritta da Paul Jenkins ed illustrata splendidamente da un Jae Lee in stato di grazia. La concludemmo così: "Queste storie hanno un gusto finalmente diverso e sono la dimostrazione che i personaggi Marvel possono, nelle mani di ottimi sceneggiatori, rivelarsi molto più di quello che sono sempre stati, ovvero semplicemente supereroi". Come di consueto, però, dopo racconti di una qualità così elevata, la caduta è dietro l'angolo.
Alle matite, nei primi tre numeri, troviamo invece un fantastico José Ladronn, poliedrico disegnatore/clone che, lasciati per un momento i panni di imitatore/omaggiatore di Jack Kirby, stupisce con un tratto che è una contaminazione dei lavori di Moebius, Juan Gimenez e Marco Patrito. Peccato che Ladronn, nell'episodio finale della miniserie, sia stato sostituito dal pur bravo Jorge Pereira Lucas. E' questo stramaledetto vizio del fumetto industriale, questo comprensibilissimo ma detestabile atteggiamento che calpesta autori e storie pur di rispettare l'imposta serialità, che ci fa allontanare sempre più da quella che una volta si chiamava fabbrica delle emozioni. Oggi si rivela ai nostri occhi per quella che in realtà è sempre stata: una catena di montaggio. le immagini © Marvel Characters Inc, Marvel Italia |
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