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Primi anni 80'. Tre giovanissimi autori californiani propongono alla Fantagraphics uno strano coagulo di idee e sogni, una serie di storie che miscelano una stralunata fantascienza urbana e crepuscolare con tormentoni da soap-opera, amori adolescenziali e rabbia punkettara. I tre sono i Bros Hernandez (Jaime, Gilbert e Mario), e probabilmente non si immaginano di stare scrivendo una pagina fondamentale nella storia del fumetto.
Leggere le storie di Jamie e Beto ed ammirare le loro tavole (magari con un'ideale colonna sonora fatta di Black Flag e Replacement sparata a massimo volume) non può infatti non far innamorare dei meravigliosi personaggi tridimensionali che popolano ogni pagina, del carattere fortissimo e fragilissimo delle teen-agers hispaniche, delle locas che giorno dopo giorno crescono nel barrio, delle strampalate lottatrici di wrestling, di ogni singolo abitante della città centroamericana di Palomar. Scrive in una bellissima introduzione al volume Carter Scholz: "l'arte del fumetto è creare con mezzi minimi mondi abitabili (...) gli Hernandez sono quelli giunti più vicino alla creazione di un fumetto impregnato della densità e della complessità di un romanzo, senza i compromessi della forma stessa (...) hanno la capacità e la fiducia di farvi entrare in una storia, in un mondo, nell'essenza delle cose, senza scuse o spiegazioni". Queste sono le prerogative della grande letteratura, delle grandi Storie. Salite sul Razzo, dunque, ed allacciate le cinture di sicurezza. Il volo è appena cominciato. le immagini © Glibert, Jaime, Mario Hernandez - Magic Press |
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