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Il primo trittico di racconti (Venus as a Boy) rievoca l'iniziazione mistica di Fanny, che porterà la sua anima ad essere marchiata dall'osceno simbolo del totem protettore Tlazolteotl, la divoratrice di merda (Luttazzi?), dea della sporcizia e della lussuria. Una serie di allucinati sbalzi temporali e di cristallini incastri narrativi spiazza il lettore, che, stordito, non può che rimanere a bocca aperta di fronte all'abilità di sceneggiatore dell'autore scozzese. Sono storie, queste, che ci hanno nostalgicamente ricordato, nella loro psichedelicità, il suo fantastico ciclo su Animal Man, uno dei momenti fumettistici più intriganti degli anni 80'. Lì, Grant Morrison poneva Animal Man di fronte ad un quesito esitenziale, al terrore di essere solo un giocattolo nelle mani del suo dio-scrittore, fino a giungere all'incontro tra l'eroe ecologista ed il suo Deus Ex Machina. Nel far ciò, Morrison sbeffeggiava una continuity opprimente ed imbarazzante, mentre i personaggi entravano ed uscivano dalle vignette invadendo lo spazio bianco della tavola, luogo-nonluogo dove riuscivano a vedere noi lettori, rendendosi conto di far parte di una storia sulla quale non avevano alcun controllo. Storie assolutamente geniali, che vi raccomandiamo di recuperare su American Heroes della Play Press. Venus as a Boy finisce con King Mob riverso a terra sconfitto, bello e pronto per l'altro trittico di storie: Entropy in the U.K., appunto. Anche questi sono racconti che ci rimarranno impressi nella mente per lungo tempo, un omaggio reiterato alle atmosfere opprimenti del 1984 di Orwell. Gli Invisibili sono alle corde, e nemmeno le fantastiche e metanarrative barriere mentali di King Mob sembrano poter reggere alla rieducazione mentale del Potere: alle quattro dita poste di fronte agli occhi, occorre vederne cinque: "Vedere non è sufficiente. E non è sufficiente dire che vedi. Devi credere, devi voler credere, con tutto il tuo cuore". Consigliatissimo.
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