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Voodoo
Dancing in the Dark
Alan Moore, Michael Lopez, Al Rio
Magic Press, lire 14.000
Se cominciassi ricordando che qualche anno fa Alan Moore ha scritto in dodici capitoli la storia di un gruppo di (super)eroi, mettendone in discussione decisioni e motivazioni, facendo prendere coscienza ai personaggi che tutto ciò per cui avevano combattuto era stato un'utopia, fino a scoprire che dietro al male a cui davano la caccia c'era proprio uno di
loro... se cominciassi così, la maggior parte dei lettori mi anticiperebbe pensando che mi
riferisca a "Watchmen".
E invece no. Mi riferisco a "WildC.A.T.s", dal numero 21 al 28 e dal 31 al 34. Dodici capitoli, come i dodici di Watchmen, una linea narrativa disegnata su carta velina, perfettamente sovrapponibile a una o all'altra storia.
Quando si dice che uno scrittore scrive sempre la stessa cosa…
Nel ciclo di WildC.A.T.s Moore riusciva a dare profondità a personaggi in precedenza piatti e a coinvolgere in una saga interessante. Tra tutte emergeva la figura di Priscilla Kitaen, in arte "Voodoo", la spogliarellista col potere di riconoscere i Demoniti sotto qualunque sembianza si celassero. Ma con la fine della minaccia di queste creature, ad opera proprio di Moore, la sua figura era diventata inutile. Forse per questo lo scrittore di Northampton dedica al personaggio "Voodoo - Dancing in the Dark", miniserie di quattro numeri, presentata in volume dalla Magic Press.
Questa recensione vuole essere una divertita provocazione. Ha l'opportunità di sindacare chi, per quello che ha dato al fumetto, non lo merita. Vuole stroncare forse la più brutta storia di colui che dalla critica viene spesso definito "il più grande scrittore di fumetti vivente".
Il mito di Alan Moore si alleggerisce del proprio fasto, i paragoni con leggendarie divinità, i sospetti di onnipotenza scompaiono difronte a "Voodoo - Dancing in the Dark", una brutta storia in cui il barbone di Northampton sembra abbracciare tutte le banalità del fumetto americano che lui per primo a contribuito a mettere sotto accusa.
Così Priscilla finisce a New Orleans senza un apparente motivo e, come una stupida bambolina della Wildstorm, si impressiona per alcuni omicidi e resta incredula
di fronte al sovrannaturale, lei che è finita dispersa nello spazio, intrappolata e torturata da una razza aliena su un pianeta sconosciuto e la prima a svelare gli inganni nascosti nell'apparente perfezione della società del suddetto pianeta.
Qui Moore ha perfino compiuto l'operazione inversa rispetto a quella a cui ci ha abituati. Ha tolto lo spessore a un personaggio a cui precedentemente l'aveva dato.
Lo scrittore trascina il lettore in una storia con "gli zombi e le bamboline con gli spilli" e tutti gli stereotipi che si possono immaginare quando si parla di Voodoo, cose che lui stesso nell'introduzione al volume si vanta di aver cercato di evitare.
Questo per non citare neanche i comprimari monodimensionali che entrano ed escono di scena senza alcuna giustificazione. Neri palestrati appartenenti a gang ("gang"?… A New Orleans?), malavitosi in giacca, cravatta e cellulare, grassi stregoni africani con nomignoli francesi, consumati ispettori di polizia che si sentono male alla vista di un cadavere e spogliarelliste che, in riferimento a un'esibizione di Priscilla, si esprimono con: "Mettici un po' di meno, bambina. Fai sembrare penose noi altre".
E poi visioni, spiriti, raggi, trasformazioni, effetti speciali ed esplosioni di non ben identificate "energie" all'insegna dei peggiori film di cassetta.
Non è la prima volta che il genio di Northampton delude. "Voodoo - Dancing in the Dark" è comunque un gradino sopra orrori come "Skizz", "Violator" e "Spawn Blood Feud", ma Alan Moore è lo scrittore di "V for Vendetta" e della "Saga of the Swamp Thing" e chi vizia tanto i lettori, prende su di sè la responsabilità di non poter sbagliare mai.
Lui stesso dice in riferimento a "Batman: The Killing Joke", una delle sue storie più belle: "... non penso che sia un book riuscito bene. Non dice niente di davvero interessante. Watchmen aveva a che fare con il potere, V for Vendetta parlava di fascismo e anarchia, The Killing Joke era solo Batman e Joker - e Batman e Joker non sono simboli di un qualcosa che ha riscontro nel mondo reale, ma sono solo due personaggi dei fumetti." Se la spietata autocritica di Moore arriva perfino a The Killing Joke, non immagino cosa dirà di "Voodoo - Dancing in the Dark".
Onore al merito alla Magic Press che sembra intenzionata a pubblicare l'intera opera del barbone di Northampton, ma ci auguriamo che in futuro si concentri su capolavori del fumetto degni davvero di attenzione e finora tristemente ignorati come
"Miracleman" e "Supreme". Opere che possono davvero viziare un lettore, con l'unico "pericolo" di renderlo sempre più esigente.
Non aiutano la lettura i disegnatori Michael Lopez e Al Rio che, oltre a essere una tacca sotto la mediocrità, non terminano la miniserie e, in pura politica Image/Wildstorm, si alternano fino alla fine della storia.
Sempre noiosamente belle le copertine di Adam Hughes.
Recensione di
Alessandro Bilotta
le
immagini ©
WildStorm Productions - Magic Press
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Il vostro parere
su Vodoo: Dancing in the Dark
Può il + grande sceneggiatore vivente prendere a picconate il proprio Mito? Può scrivere storie insulse e dozzinali?
Può, può. Sicuro che può!
Può il lettore che si è deliziato delle storie scritte dal Mito e le utilizza come unità di misura per valutare il mondo Fumetto, picconarLo con possente cattiveria quando con incredulità legge Sue storie insulse e e dozzinali?
Può, può. Sicuro che può!
Voodoo: Dancing in the Dark, dà ad Alan Moore, il più grande sceneggiatore vivente, e a noi lettori questa opportunità: vedere il lato oscuro del Fumetto anche nel Mito e... rabbrividire!
Non si può certo dire che Voodoo sia una bella storia. L'ho letta in Inglese tempo fa (sapete compro TUTTO di Moore) e non ho certo ripetuto l'esperienza per l'edizione italiana. Ricordo poco o niente della trama (e dire che ho amato i Suoi Wildcats!), però è chiara in me la sensazione di una storia insulsa, con qualche vago lampo nella trama, vaghissimo, che faceva pensare che sì forse era stato Moore a scriverla, ma da innamorato del Mito mi spingeva a sperare che l'avesse scritta un suo omonimo barbuto.
Ma sì, diciamola tutta: è una storia ORRENDA! Stereotipi, incongruenze, banalità.
Certo poi ho letto, sempre del Mito, una mini di Deathblow e .... AHRGGGGGGGGGG!!!!
Comunque, quello che ci dobbiamo chiedere è: quanto ci ha impiegato a scriverla? quanto l'hanno pagato? Le risposte sono rispettivamente: pochissimo, moltissimo! E con questo è tutto chiaro!
E magari nel tempo libero, godendosi quei profumati dollaroni, il buon Mito barbuto ci sta cucinando un altro epocale racconto che quando uscirà ci sorprenderà e delizierà per i prossimi anni! Oppure si è comprato un bel po' di funghi per una bella insalatona creativa!
Così vanno le cose, così devono andare, canticchiava qualcuno qualche tempo fa!
E, poi, ci si può sempre rifare leggendo, del Mito naturalmente, un po' di ABC, o From Hell, oppure riprendendo in mano per la rilettura semestrale Watchmen o V for Vendetta.
Ah, ma voi preferite Gregory Hunter, vero?
Smoky Man
Non dobbiamo preoccuparci, in giro ci sono tante di quelle fesserie che leggere una storia "alimentare" di Alan Moore è comunque sopportabile. Mi ha sorpreso così tante volte, che non mi stupirei più di tanto se un giorno trovassi delle chiavi di lettura che riuscissero a farmi piacere anche Voodoo: Dancing in the Dark.
Inoltre:
1) La storia di Skizz è molto interessante, anche se datata;
2) Con le storie di Spawn ricordo di essermi divertito, in particolare con quella di Violator;
3) Non credo che Killing joke sia una delle sue storie più belle;
4) La peggiore storia di Alan Moore che ho letto è Fire from Heaven n.2, altro che Voodoo...
5) Voglio comunque leggere tutto quello che ha scritto...
6) Ah, ma voi preferite Gregory Hunter, vero?
Gigi Cocco
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